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[personal profile] fairy_circles
Titolo: Forget me not
Fandom: Mo Dao Zu Shi
Rating: safe
Personaggi: Wei Wuxian, Lan Wangji, Lan Sizhui, Jin Ling, Jiang Cheng, Lan Xichen
Pairings: WangXian
Word count: 4597

Un posto in cui stare

Non si era mai reso conto di quante poche cose possedesse. In effetti non era mai stato il tipo da essere troppo attaccato ai beni materiali e non aveva mai avuto la possibilità di diventarlo. Quando viveva con i Jiang, sebbene godesse del privilegio di fare parte del nucleo principale della famiglia, di fatto era poco più di un servitore. Era il primo discepolo, d’accordo, ma non aveva mai navigato nel lusso né tantomeno ne aveva sentito il bisogno. Quando era arrivata la guerra, nessuno aveva avuto più niente. Dopo, si considerava fortunato ad avere almeno un pasto caldo al giorno, a volte nemmeno quello. La carta per i suoi talismani e il cinabro erano l’unico lusso che si permetteva, quando gli avanzavano un po’ di soldi dalla spesa che Wen Qing gli commissionava.
Per questo le cose che Wei Wuxian aveva da raccogliere nel Jingshi erano davvero poche: qualche vestito, alcuni rotoli e quaderni di appunti, i nastri per capelli che Lan Wangji gli aveva regalato nel corso del tempo, la sua spada. Chenqing era già alla sua cintura, Suibian gli venne allacciata accanto, il resto venne infilato facilmente in una sacca di dimensioni modeste.
Wei Wuxian poteva sentire lo sguardo del marito su di sé mentre si spostava da un lato all’altro della stanza. Era uno sguardo freddo e impersonale, del tutto diverso da quello carico di affetto che Lan Wangji gli riservava solitamente. Qualsiasi cosa fosse successa, il suo amato era diventato una persona completamente diversa, che lo guardava con nient’altro che indifferenza. Persino l’aria del Jingshi gli appariva ostile, nonostante fino al giorno prima l’avesse considerato la sua stanza e la sua casa.
«Ti mancherò, Lan Zhan?» esclamò, con un’allegria che non provava, nel tentativo di stuzzicare un po’ l’altro e suscitare una reazione.
Lan Wangji gli lanciò un’occhiata gelida.
«Non sei autorizzato a parlare con me.» sentenziò.
Wei Wuxian sospirò, sconfortato, e raccolse l’ultimo oggetto che intendeva portare con sé: il lasciapassare in giada per entrare ai Meandri delle Nuvole che Lan Wangji gli aveva donato quando si erano ritrovati. Senza quello sarebbe stato impossibile oltrepassare le barriere e, per quanto accettasse la decisione di Lan Qiren di allontanarlo, non voleva precludersi la possibilità di poter essere presente in caso di bisogno. Lan Wangji non sembrò badare a quel gesto e lo scortò all’esterno.
Possibile che non si facesse domande, si chiese Wei Wuxian. Aveva sostenuto di vivere da solo eppure lo aveva appena osservato raccogliere le sue cose dalla sua stessa stanza. Era l’incantesimo che gli impediva di provare dubbi?
La frustrazione di saperlo vittima di una cosa del genere era quasi superiore al dolore di doversi separare da lui. Quasi.
Guardandolo negli occhi mentre posava il piede sul primo gradino della grande scalinata che conduceva all’uscita dei Meandri delle Nuvole, sentì il cuore spezzarsi.
«Tornerò presto, Lan Zhan, te lo prometto.» disse, con più convinzione di quanta ne provasse. «Troverò una soluzione e tutto tornerà come prima.»
Per tutta risposta, Lan Wangji gli voltò le spalle in uno svolazzare di vesti candide e si allontanò, lasciandolo solo con il suo senso di sconfitta.

Allontanandosi dai Meandri delle Nuvole, perso nei pensieri e nella tristezza del momento, Wei Wuxian non badò per nulla alla direzione presa. Non aveva programmi, non aveva idee e non aveva soldi, quindi si stupì quando si rese conto che i suoi stessi piedi lo avevano condotto alle porte di Caiyi. Non poteva permettersi un pasto in un ristorante né tantomeno una stanza, quindi si limitò a passeggiare lungo uno dei tanti canali, osservando le barche che vi galleggiavano, legate ai moli. Alcuni pescatori si attardavano a riparare le loro reti, delle donne portavano ceste cariche di cibo di ritorno dal mercato, una coppia di fanciulle gli passò accanto con le braccia cariche di nespole. Normalmente Wei Wuxian avrebbe riso e scherzato con loro, avrebbe finto un approccio per ottenere qualche frutto e poi lo avrebbe condiviso con Lan Wangji. Ora invece ne notò a malapena la presenza. Si sedette sul bordo del canale lasciando penzolare le gambe nel vuoto, con i piedi che quasi toccavano l’acqua e tornò per l’ennesima volta con i pensieri al distacco appena vissuto. Razionalmente sapeva che si trattava delle conseguenze di un incantesimo, qualcosa che poteva essere riportato alla normalità se studiato a dovere, e che Lan Qiren aveva solo approfittato della situazione per allontanarlo. Erano tutte cose di cui era consapevole, così come ormai aveva fatto pace con il fatto di non poter essere apprezzato da tutti, eppure quella parte della sua mente che era stata traumatizzata dalle troppe perdite nella sua vita precedente non faceva che ripetergli che se l’era meritato e che avrebbe dovuto aspettarselo. Osservando le punte dei suoi piedi creare cerchi concentrici sulla superficie dell’acqua, sentiva i suoi pensieri creare lo stesso tipo di spirali oscure e autodistruttive. “Sei troppo fastidioso.” gli ripeteva la vocina nella sua testa. “Troppo rumoroso. Troppo problematico. Hai infranto troppe regole. Non hai dignità. Sei un coltivatore demoniaco. Hai influenzato dei ragazzini. Hai rovinato la reputazione del più virtuoso dei coltivatori. Era ovvio che si stancasse di te. Chi potrebbe sopportarti per tanto tempo? Era ovvio che prima o poi non ti avrebbe più voluto. Era ovvio che avresti perso tutto. Di nuovo. Perché non sai conservare le cose belle, non ne sei in grado. Rovini sempre tutto.”
Si prese la testa tra le mani, coprendosi le orecchie. Non voleva sentire, ma la voce era nella sua testa e non poteva farne a meno.
Una mano leggera posata sulla sua spalla lo fece sobbalzare. Alzò gli occhi e il suo sguardo incontrò quello di una delle ragazze con le ceste di nespole.
«Wei-gongzi? Non mi ero sbagliata, siete voi.» disse la fanciulla. «State bene?»
Aveva un’espressione preoccupata.
Wei Wuxian si sforzò di sorridere.
«Sì…» riuscì a dire, prima che la gola gli si chiudesse.
La ragazza sembrò capire subito che qualcosa non andava.
«Hanguang-jun è con voi?» chiese di nuovo, alzando la testa per guardarsi attorno.
Wei Wuxian scosse piano il capo.
«No, lui…»
La seconda ragazza si avvicinò di un passo e gli porse una nespola con un sorriso.
«Venite a sedervi all’ombra.» lo invitò. «Restare sotto il sole di mezzogiorno non vi farà bene. »
Wei Wuxian accettò il frutto e si ritrovò scortato dalle due ragazze verso una locanda poco lontano.
«Mi dispiace, non posso pagare.» disse, quando lo fecero accomodare a uno dei tavoli.
La più giovane scosse la testa con un sorriso.
«Non dite sciocchezze.» lo rimproverò gentilmente.
Nel frattempo la sorella stava parlottando con una donna poco lontano, indicandolo e scuotendo la testa. La donna assunse un’espressione grave e annuì, sparì in cucina e tornò un attimo dopo con un vassoio e una teiera fumante.
«Perdonatemi, signora, davvero non ho soldi. Non posso accettare.» ribadì Wei Wuxian con un sorriso triste.
La donna scosse la testa e sorrise.
«Non pensateci nemmeno, Wei-gongzi. Mi fate un torto.»
Così dicendo versò una tazza di tè e la spinse nella sua direzione.
Wei Wuxian non sapeva come rifiutare. La locandiera aveva un’espressione gentile e le due ragazze si erano a loro volta sedute al tavolo, appoggiandovi il cesto di nespole.
«Siete sempre stato gentile con la gente di Caiyi.» disse una delle due. «Il minimo che possiamo fare è offrirvi un po’ di conforto. »
«È vero.» aggiunse l’altra. «Avete esorcizzato quegli spiriti delle acque che disturbavano i pescatori, quel fantasma errante che aveva infestato i moli a nord e anche quello yao volpe che irretiva gli uomini. Non avete mai voluto nulla in cambio, quindi ora lasciate che siamo noi a prenderci cura di voi…»
Wei Wuxian era senza parole: quando aveva aiutato gli abitanti della cittadina ai piedi della montagna, non l’aveva certo fatto per avere qualcosa in cambio. Aveva sempre lavorato al fianco di Lan Wangji, che di certo non aveva bisogno di compensi in denaro, e il loro unico scopo era stato quello di ridare tranquillità a quelle persone. Non si sarebbe mai aspettato quel tipo di gentilezze, anzi, nello stato d’animo in cui si trovava, aveva temuto che anche la gente di Caiyi lo allontanasse in quanto redivivo Patriarca di Yiling.
Imbarazzato, si nascose dietro la tazza di tè per celare la propria commozione.
Stava ancora bevendo quando un uomo di mezza età entrò di gran carriera reggendo un grosso pesce chiaramente appena pescato.
«Ho sentito che Wei-gongzi è qui!» esclamò.
Quando lo vide, si diresse immediatamente verso il tavolo.
«Permettetemi di darvi questo, gongzi.» disse, appoggiando il pesce sul tavolo. «L’ultima volta che siete stato qui non ho potuto ringraziarvi per avermi salvato dagli spiriti acquatici e aver impedito loro di distruggere tutte le mie reti. Mi rendo conto che non sia molto, ma è il miglior pescato della giornata. Vi prego di accettarlo.»
«Non è davvero necessario…» tentò di schermirsi Wei Wuxian, ma la locandiera si era già impossessata del dono.
«Vi preparerò un pranzetto coi fiocchi!» esclamò, marciando decisa verso la cucina.
«Condiscilo con questo, zia!» esclamò un ragazzino sbucato dalle spalle del pescatore, e tendendole una bottiglietta piena di un olio dal colore brillante. «A Wei-gongzi piace il peperoncino!»
Mentre tutti si affaccendavano in cucina, la più giovane delle due sorelle si avvicinò a un sopraffatto Wei Wuxian.
«Perdonatemi se sono inopportuna, gongzi.» mormorò. «Ma davvero state bene? Perchè non sembra. Siete pallido. Dov’è Hanguang-jun?»
Wei Wuxian abbassò gli occhi: reggere quella facciata di spensieratezza era sempre più difficile.
«A casa. Voglio dire… ai Meandri delle Nuvole.» rispose. «Sta bene, ci siamo solo… diciamo che ci siamo separati per un po’.»
Il solo dirlo ad alta voce lo rendeva così reale da far male.
La ragazza spalancò gli occhi, ma non disse nulla e Wei Wuxian gliene fu grato. Sentì solo la mano sottile che copriva la sua appoggiata sul tavolo.
«Se non avete programmi, potete restare qui questa notte. Abbiamo diverse stanze libere.» propose.
Wei Wuxian scosse il capo.
«Non posso essere così sfacciato da approfittare della vostra generosità.»
La ragazza sorrise tristemente.
«Gongzi, per favore. Non so cosa sia successo esattamente, ma non sembrate intenzionato a tornare dai Lan e saremmo imperdonabili a lasciarvi per strada.»
In quel momento la locandiera tornò con il pesce arrosto che emanava un profumo celestiale. Wei Wuxian, che non mangiava nulla dalla sera prima, sentì immediatamente il proprio stomaco lamentarsi.
Quando il piatto venne servito, non potè che rivolgersi ai presenti con un sorriso grato.
«Sedetevi con me, mangiamo tutti insieme.» disse, sentendo allentarsi il nodo alla gola per la prima volta dal giorno prima.
Il pescatore versò per entrambi due ciotole di Sorriso dell’Imperatore e sollevò la propria in un brindisi.
«Alla vostra, Wei-gongzi! Con l’augurio di ogni bene!»
Wei Wuxian dovette sforzarsi per ricacciare indietro le lacrime. Essere seduto in un luogo semplice con davanti un pasto frugale ma appetitoso, circondato da persone fino a poco prima sconosciute, gli riportava alla mente le giornate trascorse a Yiling con i sopravvissuti Wen: una delle tante famiglie che aveva perso. Anche allora aveva ritrovato una piccola serenità dopo aver perso tutto. E poi l’aveva perso di nuovo. E di nuovo. La storia si ripeteva sempre uguale a sé stessa.
Piangersi addosso non aveva senso, doveva trovare un modo per spezzare il cerchio. Ma adesso, solo per un momento, si sarebbe concesso un piccolo conforto.

Il mattino successivo Wei Wuxian venne svegliato da voci concitate al piano di sotto.
Alla fine aveva ceduto alle insistenze della locandiera e delle sue figlie, e accettato di passare la notte in una delle stanze a disposizione degli ospiti. Non si poteva dire che avesse dormito bene, ossessionato dall’ultimo saluto dato a Lan Wangji e dal timore di non rivederlo mai più, ma almeno era riuscito a riposare un poco.
Dopo essersi vestito ed essersi legato i capelli alla meglio, scese al piano inferiore per capire cosa stesse succedendo. Quale non fu la sua sorpresa nel vedere Jin Ling che discuteva animatamente con una delle ragazze della sera prima. Suo nipote sembrava sul piede di guerra, ma la ragazza gli teneva testa fieramente.
«Non sta a me divulgare informazioni su dove e come Wei-gongzi alloggia.» disse fermamente, mentre Jin Ling scuoteva la testa, frustrato.
«Wei Wuxian, non fare l’idiota, fatti vedere!» esclamò a voce alta, facendo sobbalzare tutti gli avventori.
A quel punto Wei Wuxian decise che era meglio mettere fine a quella scenetta.
«Cos’è tutto questo trambusto?» disse, scendendo le scale. «Jin Ling, che ne è delle tue maniere? Sei un capoclan ora.»
Il ragazzo gonfiò le guance, seccato e imbarazzato al tempo stesso.
«Avrei evitato di venire.» brontolò. «Ma Sizhui ha insistito ed era molto preoccupato. Se non l’avessi fatto non mi avrebbe dato tregua.»
Wei Wuxian si sentì un nodo in gola al pensiero di suo figlio che era talmente in ansia da contattare un amico nella posizione di capoclan solo per mandarlo a controllare le sue condizioni.
«Non era necessario, sto bene.» rispose. «Queste persone si sono prese ottima cura di me e sono state davvero gentili.»
Notò con la coda dell’occhio che la ragazza sorrideva e arrossiva un poco.
Jin Ling non vi badò.
«D’accordo, d’accordo, ma ora andiamo.» disse in tono sbrigativo.
Wei Wuxian gli restituì un’occhiata confusa.
«Dove dovremmo andare?»
«A Pontile del Loto, ovviamente!» sbuffò Jin Ling. «Non vorrai farti ospitare qui per sempre? O davvero pensavi di andare a vivere nella foresta come un eremita?»
Il tono ironico del ragazzo lo fece sentire in difetto. Certo che non voleva farsi ospitare a sbafo da chi era stato gentile con lui, ma l’idea di vivere nel bosco non gli era parsa poi così male.
«Nella foresta magari no, ma ho esperienza nell’abitare una caverna quindi non vedo che male ci sia.» obiettò.
Jin Ling alzò gli occhi al cielo.
«Da-jiu, ti prego. Se tu vivessi in una caverna Sizhui non dormirebbe la notte.»
A quelle parole Wei Wuxian non riuscì a trovare una risposta adeguata: nè per l’idea che suo figlio si sarebbe preoccupato oltre misura, nè per l’appellativo che Jin Ling aveva appena usato, che gli provocava sempre una stretta allo stomaco.
«Non posso venire a Pontile del Loto.» disse invece. «Sono sicuro che Jiang Cheng non voglia avere niente a che fare con me.»
Jin Ling iniziava ad averne abbastanza.
«Ti porterei a Lanling ma gli anziani Jin si opporrebbero alla presenza del Patriarca di Yiling e non ho ancora abbastanza potere per potermi scontrare con loro senza conseguenze. E non penso che Nie Huaisang ti ospiterebbe a Qinghe.»
In effetti forse Yunmeng era davvero la sua unica opzione.
«Potrei cercarmi una casetta a Yunping?» ipotizzò.
Jin Ling fece una smorfia scettica.
«No. Andiamo a Pontile del Loto. Ora.»
Wei Wuxian poteva trovare altre obiezioni da fare ma Jin Ling non avrebbe sentito ragioni in ogni caso, quindi si rassegnò a seguirlo. Ringraziò la gente di Caiyi per la loro gentilezza e ospitalità, promettendo di ripagarli non appena ne avrebbe avuto modo, e montò sulla spada per seguire Jin Ling alla volta di Yunmeng.
Durante tutto il tragitto verso la zona dei laghi, Wei Wuxian non fece altro che riflettere su quanto quella fosse una pessima idea: se fosse rimasto a Gusu almente avrebbe avuto modo di essere vicino ai Meandri delle Nuvole e raggiungere Sizhui in caso di bisogno. A Pontile del Loto invece sarebbe incappato solo nelle ire di Jiang Cheng e si sarebbe ritrovato alla porta in meno di un minuto, con il risultato di essere anche lontano da casa. Non vedeva il suo shidi dallo scontro al tempio di Yunping, che era costato la vita a Jin Guangyao, ed entrambi erano stati sufficientemente chiari sul fatto che da quel momento avrebbero percorso strade separate. Wei Wuxian a volte sentiva la sua mancanza, ma era certo che Jiang Cheng non provasse lo stesso e non volesse più avere a che fare con lui. Forse avrebbe potuto rifugiarsi in uno degli edifici più lontani dalla residenza Jiang di Pontile del Loto. In quel modo forse non avrebbe nemmeno incrociato Jiang Cheng e sarebbe riuscito a studiare un modo per riportare Lan Wangji alla normalità senza causare altri problemi.
Ovviamente le sue speranze si infransero contro la realtà e la vista di Jiang Cheng che li aspettava sul pontile di fronte alla residenza principale.
Il suo shidi non lo degnò di uno sguardo, rivolgendosi invece a Jin Ling che smontava dalla spada e procedeva a passi spediti sulle assi di legno.
«Sei sparito senza dire una parola! Ho mandato le guardie a cercarti!» lo rimproverò bruscamente. «Ora sei un capoclan, non puoi agire in modo così avventato!»
Jin Ling finalmente si fermò e si rivolse allo zio.
«Era un’emergenza, jiujiu. Il messaggio che ho ricevuto era una richiesta di soccorso.»
Il messaggio di Sizhui, intuì Wei Wuxian.
Jiang Cheng invece aveva altre idee.
«Una richiesta da parte… sua?» disse, indicando Wei Wuxian con un gesto sprezzante.
Quindi l’aveva notato, ed era chiaro che non lo volesse lì, come da programma.
«Sentite, io non…» iniziò Wei Wuxian, ma venne interrotto da Jin Ling.
«Non da parte sua, no.» sbottò. «Ma che riguardava lui. Non potevo ignorarlo.»
Jiang Cheng gli lanciò un’occhiata fulminante.
«Non sei il benvenuto qui.»
Wei Wuxian sentì il nodo che aveva allo stomaco da quando aveva lasciato i Meandri delle Nuvole, stringersi ulteriormente. Distolse lo sguardo e annuì lentamente, voltandosi poi per andarsene.
Non riuscì a muovere neanche un passo, che si sentì afferrare e strattonare all’indietro. Jin Ling lo aveva preso per un braccio e lo stava trascinando lungo il pontile, sordo alle proteste concitate di Jiang Cheng.
«Forse dovresti dare retta a tuo zio.» tentò di placarlo Wei Wuxian. «È casa sua, ha tutto il diritto di non volermi qui.»
Jin Ling si voltò a fronteggiarlo con occhi fiammeggianti.
«Sono un capoclan e tu sei un mio ospite. È mio diritto farlo.» disse. «E ora smettila di crearmi problemi. Non ho la minima intenzione di dire a Sizhui che non sono riuscito a tenerti al sicuro.»
Wei Wuxian si ritrovò quindi in una dependance dell’edificio principale, arredata di tutto punto e con già una teiera fumante pronta ad aspettarlo. Fuori dalla porta, che venne chiusa alle sue spalle, le voci concitate di Jin Ling e Jiang Cheng continuarono ad alzarsi e abbassarsi nella loro discussione, finchè non si persero in lontananza.
Non potendo fare altro, si sedette al tavolo e si versò una tazza di tè: era stanco per il viaggio, non dormiva a dovere da due giorni e si trovava di nuovo in un territorio ostile, ma poteva concedersi quel piccolo momento di pausa. Sapeva che avrebbe dovuto essere grato a Jin Ling per quell’offerta di ospitalità, e lo era, davvero, ma non riusciva togliersi dalla mente che Jiang Cheng lo odiava, che probabilmente lo voleva morto e che quella di andare da lui fosse la peggiore idea possibile. Sarebbe stato meglio per tutti se si fosse trovato un’altra sistemazione. Magari sarebbe potuto tornare a Yiling, se non ai Monti dei Sepolcri dove ormai non esisteva più nulla del vecchio insediamento, almeno nella cittadina ai piedi dell’altura. Esausto, incrociò le braccia sul tavolo e vi appoggiò la testa, mentre quei pensieri continuavano ad affollargli la mente. Yiling era abbastanza lontana da Pontile del Loto da non disturbare Jiang Cheng, però era davvero tanto, troppo lontana da Gusu. Se si fosse trasferito lì non avrebbe potuto raggiungere i Meandri delle Nuvole velocemente se fosse stato necessario e non avrebbe nemmeno potuto ricevere eventuali messaggi di Sizhui. Chissà come stava il suo bambino? Erano passato solo un giorno eppure gli sembrava di non vederlo da tantissimo tempo. E Lan Wangji…? Non erano mai stati separati per più di un giorno da quando si erano ritrovati. Se le missioni erano più lunghe, Wei Wuxian si univa al gruppo senza che nessuno facesse obiezioni. Oh, come desiderava rivedere il suo amato… Avrebbe dato qualunque cosa per riportare la situazione alla normalità…

«Non puoi stare qui!»
La voce stentorea risuonò nelle sue orecchie con un tono di condanna.
Wei Wuxian realizzò che a parlare era stato Lan Qiren.
«I Meandri delle Nuvole non sono casa tua. Ti sei appropriato senza permesso di uno spazio che non ti compete. Non è accettabile. Vattene e non tornare!»
Wei Wuxian mosse istintivamente un passo indietro.
«No, io sono qui per…»
«Sei qui perché io te l’avevo concesso, ma ora non è più così.»
Si voltò di scatto e si trovò di fronte Lan Wangji, che lo fissava con espressione severa.
«La tua vicinanza mi disturba, questo non è il tuo posto. Non puoi rimanere qui.»
«Ma…!» Wei Wuxian si sforzò di protestare. «Pensavo che… Pensavo di aver finalmente trovato la mia casa. Un posto dove vivere in pace. Un posto… con te…»
Si rese conto di non aver mai pronunciato quei timori ad alta voce e che farlo era stata la sua ultima spiaggia. Se anche questa totale sincerità non sarebbe servita a convincerli…
Lan Wangji scosse la testa.
«I Meandri delle Nuvole non sono un posto per te. Devi andare via.»

«Si può sapere cosa ci fai qui?!»
L’esclamazione secca e il rumore della porta scorrevole che sbatteva, fecero svegliare Wei Wuxian di soprassalto. Non si era nemmeno reso conto di essersi appisolato e si ritrovò a fissare Jiang Cheng con espressione smarrita: sentiva uno strano calore dietro gli occhi e un dolore sordo alla testa.
Il nuovo arrivato non gli diede il tempo di riordinare i pensieri.
«Non puoi piombare in casa mia come se niente fosse!» continuò, in tono aggressivo. «Te ne sei andato a vivere con i Lan, quindi dovresti rimanertene a Gusu all’ombra del loro amato muro delle regole. Non puoi presentarti qui dopo quello che hai fatto ai miei genitori e a mia sorella… e a me!»
Wei Wuxian non era dell’umore per ascoltare un’altra volta quella storia, non ne poteva più di scusarsi per colpe che non aveva e di dare spiegazioni che tanto non sarebbero state ascoltate.
«Scusa tanto se ti ho salvato la vita!» sbottò, pentendosi di quelle parole nell’istante in cui vide Jiang Cheng sbiancare.
Il suo shidi strinse i pugni fino a farli tremare, poi, non riuscendo più a controllarsi, scattò in avanti e lo afferrò per lo scollo della veste. Lo strattonò e lo tirò in piedi.
«Nessuno te l’aveva chiesto!» ringhiò, a pochi centimetri dalla sua faccia.
«Tuo padre me l’ha chiesto!» ribatté Wei Wuxian.
Il pugno di Jiang Cheng lo colpì alla mascella prima che riuscisse anche solo a vederne il movimento. La violenza del colpo lo scaraventò a terra.
«Non nominare mio padre! Non farlo! Non lui che ti amava più di chiunque altro! Ti ha accolto in casa sua come un figlio, ti ha amato più di quanto abbia mai amato i suoi veri figli e tu… tu hai distrutto la vita di tutti noi!»
Wei Wuxian sentiva la testa pulsare. Non voleva rinvangare di nuovo il passato, tutto quell’odio, quel rancore, quella rabbia. Non voleva. Non poteva. Si era costruito con fatica una vita lontano da tutto questo. Si era lasciato tutto questo alle spalle, eppure…
Si rialzò e fissò Jiang Cheng negli occhi.
«Puoi accusarmi di qualunque cosa.» disse, con la voce che tremava di rabbia trattenuta. «Ma avevo un dovere nei tuoi confronti e l’ho assolto. Con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non costringermi a dire che me ne sono pentito.»
Jiang Cheng sgranò gli occhi e questa volta, invece del pugno, sollevò la mano che stringeva Zidian, pronto a colpirlo.
«Te ne devi andare.» sentenziò in tono duro come la pietra. «Questa non è casa tua, non più. Non puoi rimanere qui. Vattene e non tornare!»
A quelle parole, Wei Wuxian sentì qualcosa spezzarsi dentro di sé.
Nel sogno Lan Wangji e Lan Qiren gli avevano detto le stesse cose. Ma non si trattava solo di un sogno. Il giorno prima suo marito lo aveva scacciato dalla loro stanza, dalla loro casa, dichiarando che quello non era il suo posto, che se ne doveva andare. Che non voleva vederlo mai più. E lo sapeva, lo sapeva che era tutta colpa dell’incantesimo, che non era reale, ma il dolore che provava era quanto di più reale potesse sentire.
Una lacrima scivolò lungo la sua guancia.
Come una diga che si rompeva nel momento meno opportuno, si ritrovò in ginocchio sul pavimento, con il volto tra le mani, singhiozzando fino a perdere il fiato.
Non gli importava se Jiang Cheng gli avrebbe urlato contro e lo avrebbe colpito, non gli importava nemmeno se lo avrebbe scaraventato in un canale. Non ce la faceva più. Non riusciva più a fingere che andasse tutto bene, a mettere su una facciata allegra e raccontare una storiella per giustificare la sua situazione. Non era più forte come una volta, aveva il cuore a pezzi ed era giunto al limite.
Non si rese nemmeno conto del movimento di fronte a lui, sentì solo una mano che lo afferrava per la spalla e lo scrollava in modo piuttosto brusco.
«Ohi, Wei Wuxian! Che succede?!»
Il tono di Jiang Cheng non era gentile, ma almeno non si trattava di una frustata di Zidian.
Wei Wuxian scosse la testa, rifiutandosi di guardarlo. In quel momento non sarebbe riuscito a reggere un altro sguardo di odio. L’altro tuttavia non si diede per vinto.
«Si può sapere cosa sta succedendo?» insistè. «Piombi qui come se nulla fosse, Jin Ling la definisce un’emergenza e poi ti comporti così?! È stato Lan Wangji? Cosa ti ha fatto?»
Wei Wuxian avrebbe potuto giurare di aver sentito una nota di preoccupazione in quell’ultima domanda ma, mentre finalmente sollevava la testa per rispondere, la porta d'ingresso sbatté di nuovo. Jin Ling e Lan Sizhui si precipitarono nella stanza in un turbinio di stoffe svolazzanti. Trovandosi davanti quella scena, il primo si frappose immediatamente tra i due, mentre il secondo allontanava Wei Wuxian e lo stringeva tra le braccia in modo protettivo.
«Jiujiu! Cosa stai facendo?» esclamò Jin Ling.
«Capoclan Jiang! Vi prego!» gli fece eco Sizhui. «Non è necessario arrivare a questo!»
A quelle parole, la confusione nella mente di Wei Wuxian finalmente si attenuò: vedendolo in quello stato, i due ragazzi dovevano aver dedotto che Jiang Cheng lo avesse aggredito. Cosa che effettivamente era successa, ma non come pensavano loro.
«No!» esclamò, districandosi dalle braccia di Sizhui. «No, Ravanellino! Jiang Cheng non mi ha fatto niente! Sono io che… È stata colpa mia!»
«Hai un livido sulla guancia, baba!» lo contraddisse Sizhui. «Ho chiesto a Jin Ling di portarti qui perchè fossi al sicuro, non per…»
Wei Wuxian scosse la testa.
«Questo non c’entra. È una sciocchezza. Jiang Cheng stava cercando di consolarmi.»
A quelle parole, persino Jin Ling emise un verso scettico.
Di fronte a loro, il diretto interessato schioccò Zidian sul pavimento, evidentemente giunto al limite della pazienza.
«Dopo che avrete finito di farvi i fatti vostri in casa mia, qualcuno si degnerebbe di spiegarmi cosa diavolo sta succedendo?! Devo fare guerra ai Lan?»
E Wei Wuxian, suo malgrado, scoppiò in una risata.

Power of Dreams

"Posso accettare di pentirmi di aver seguito un sogno che non sono riuscito a realizzare, ma non voglio pentirmi di aver rinunciato a inseguirlo."

Takagi "Shujin" Akito

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