Forget me not (cap. 1)
Sep. 23rd, 2025 12:52 amTitolo: Forget me not
Fandom: Mo Dao Zu Shi
Rating: safe
Personaggi: Wei Wuxian, Lan Wangji, Lan Sizhui, Jin Ling, Jiang Cheng, Lan Xichen
Pairings: WangXian
Word count: 4479Sconosciuto
L’uomo strinse tra le mani il rotolo ancora sigillato. Gli era costato caro, ma finalmente era riuscito a mettere le mani su quel tesoro. Non era qualcosa che si potesse acquistare in un negozio qualsiasi e il suo contatto con il mercato nero gli aveva assicurato che arrivava direttamente dalla biblioteca dei Meandri delle Nuvole. Quei coltivatori bacchettoni avevano tenuto nascosta una cosa del genere per anni, forse secoli, senza comprenderne il potenziale. Ora che finalmente era riuscito a ottenere quel rituale, non ci sarebbe stato più nessun ostacolo all’unione sua e della donna che amava. Lei lo avrebbe finalmente visto per quello che era, un uomo di potere, rispettabile, degno di stima. Sarebbe stata felice di concedergli la sua mano e avrebbero vissuto insieme fino alla fine dei loro giorni. Nessuno si sarebbe frapposto fra loro. Nessuno.
Spezzò il sigillo di cera che chiudeva il rotolo e lo dispiegò davanti a sé.
Lei sarebbe stata sua. Quell’uomo orribile, che lei credeva di amare, sarebbe sparito dalla sua vita, non lo avrebbe visto mai più.
Con il pennello intinto nel cinabro, iniziò a tracciare i simboli della matrice sul pavimento. Più grande era il sigillo, maggiore sarebbe stato l’effetto, pensava. Poi sarebbe bastato farla entrare nel cerchio e sarebbe stata sua per sempre.
Improvvisamente la porta della stanza si spalancò con un colpo secco. Lo spostamento d’aria spense le fiamme delle candele ma, anche nell’oscurità improvvisa, l’uomo vide una sagoma bianca e spettrale avanzare verso di lui. Balzando all’indietro, terrorizzato, lasciò cadere il pennello e strinse il rotolo con l’altra mano. Il bordo tagliente dell’astuccio gli ferì la pelle e una piccola goccia di sangue cadde sul bordo dipinto e imperfetto della matrice. L’incantesimo, non ancora del tutto terminato, si attivò e l’improvvisa onda d’urto respinse entrambi, mandando l’uomo a sbattere contro la parete di fronte. L’ultima cosa che vide fu la sagoma pallida che si accasciava a terra.
Wei Wuxian non si era aspettato quel ritorno di fiamma e aveva fatto appena in tempo a tracciare un sigillo nell’aria per proteggere sé stesso e i discepoli che lo seguivano. Lan Wangji, che era davanti a lui, venne investito in pieno dall’onda di energia. Quando lo vide barcollare e scivolare a terra, Wei Wuxian si allarmò e gli corse immediatamente accanto. I ragazzi invece fecero irruzione nella stanza e, verificata l’entità di quanto era in corso all’interno, si affrettarono a mettere in sicurezza l’ambiente. Lan Jingyi e Ouyang Zizhen cancellarono i segni della matrice incompleta dal pavimento e Lan Sizhui si inginocchiò accanto all’uomo privo di sensi per verificarne le condizioni.
Vedendoli padroni della situazione, Wei Wuxian li lasciò fare e si occupò del suo sfortunato marito. Per prima cosa controllò che i meridiani di Lan Wangji non avessero subito danni e, subito dopo, che sul suo corpo non fossero presenti ferite. Una volta certo che non ci fossero danni fisici, si permise di tirare un sospiro di sollievo. Probabilmente era svenuto solo perché il contraccolpo era stato troppo forte, si sarebbe ripreso presto. Per questo, mentre i ragazzi portavano fuori il colpevole di quel disastro, ancora privo di sensi, si caricò sulle spalle il marito e fece altrettanto. Un po’ di aria fresca gli avrebbe fatto bene.
Lan Wangji era stato incaricato di quell’indagine da Lan Qiren in persona. Alcuni testi molto preziosi, che dalla biblioteca dei Meandri delle Nuvole erano stati inviati in prestito ad alcuni clan minori, erano stati sottratti dalla carovana che li trasportava. Un testo in particolare poteva risultare pericoloso se fosse caduto in mani inesperte. Ovviamente le ricerche erano subito scattate e avevano seguito il passaggio del rotolo di mano in mano finché non era giunto a questo figuro di cui nessuno conosceva l’identità. Lan Qiren si era immediatamente detto molto preoccupato per le eventuali conseguenze e aveva inviato nientemeno che Hanguang-jun e i suoi discepoli a risolvere la faccenda. Wei Wuxian, ovviamente, si era aggregato alla spedizione solamente perché interessato al contenuto di questo “oscuro e pericolosissimo” rotolo. Non si sarebbe certo aspettato che una persona comune, non avvezza alle pratiche di coltivazione, tentasse di mettere in pratica un rituale con una matrice complessa e che il suo povero marito avrebbe dovuto subirne le conseguenze.
«Penso che dovreste portare quell’uomo ai Meandri delle Nuvole finché è ancora fuori combattimento e non può ribellarsi.» disse. «Di certo il Maestro Lan vorrà interrogarlo. Vi raggiungeremo non appena il vostro Hanguang-jun si riprenderà.»
Jingyi e Zizhen annuirono, ma Sizhui non si mosse.
«Preferisco restare con voi, baba.» disse. «Jingyi e Zizhen possono farcela benissimo anche senza di me.»
Wei Wuxian gli rivolse un piccolo sorriso.
«Non devi preoccuparti, A-Yuan. Lan Zhan non è ferito e non ha subito nessun danno fisico, si è trattato solo dello shock. Si riprenderà presto.»
Il ragazzo tuttavia non sembrava intenzionato a cambiare idea.
«Lascia che resti con te. Per favore.» ribadì. «Torneremo a casa tutti insieme.»
Certo che era diventato davvero bravo nell’uso delle parole e nel sapere esattamente quali corde toccare per farlo desistere, si disse Wei Wuxian con un piccolo sospiro. Ma del resto era il suo bambino, non sarebbe mai stato in grado di negargli nulla.
«E va bene.» capitolò.
Non fu necessario aggiungere altro, si occupò Sizhui di tutto e, là dove Wei Wuxian si era immaginato ad attendere seduto in un prato o all’ombra di un bosco, ben presto si ritrovò in una stanza comoda e debitamente affittata. Il primo discepolo di GusuLan non avrebbe mai permesso che il suo superiore e genitore si riposasse in un luogo meno che confortevole. Wei Wuxian gli era molto grato ma, allo stesso tempo, iniziava a essere ansioso: suo marito ci stava mettendo più tempo del previsto a riprendersi e questo lo preoccupava. Si sedette sul letto accanto a lui e prese ad accarezzargli i capelli, mentre Sizhui si accomodava con discrezione dalla parte opposta della stanza. Controllò di nuovo che i suoi meridiani fossero integri ma non riscontrò nessun problema: la sua energia spirituale scorreva liberamente dal nucleo dorato lungo tutte le ramificazioni. Non capiva quale fosse il problema, Lan Zhan era forte, il contraccolpo di un incantesimo incompiuto non avrebbe dovuto essere nulla per lui.
Stava quasi per disperare e decidersi a chiedere aiuto, quando vide finalmente quegli occhi dorati che tanto amava, aprirsi e mettersi a fuoco su di lui.
«Lan Zhan! Mi hai fatto preoccupare un sacco!» esclamò. «Come ti senti?»
A quelle parole anche Sizhui si avvicinò, speranzoso di vedere il suo mentore in salute.
Lan Wangji, tuttavia, non aprì bocca. Spostò lo sguardo da Wei Wuxian al ragazzo e di nuovo a Wei Wuxian. I suoi occhi avevano qualcosa di strano, sembravano freddi. Era un tipo di sguardo che non aveva mai rivolto nella sua direzione, salvo forse durante i loro primi incontri da ragazzi.
«Lan Zhan…» tentò di nuovo, ma per tutta risposta suo marito si sollevò e lo allontanò con un gesto secco.
Wei Wuxian rimase impietrito per un attimo: da quando si erano ritrovati non era stato mai, mai, rifiutato in quel modo.
Anche Sizhui era allarmato.
«Hanguag-jun, va tutto bene?» disse. «Wei-qianbei stava solo…»
«Chi sei tu?»
La domanda, formulata con la voce bassa e priva di inflessione che Lan Wangji usava quando si rivolgeva a un estraneo, li spiazzò entrambi. Si era chiaramente rivolto a Wei Wuxian e questi rimase immobile per un attimo, a bocca aperta, poi scoppiò a ridere.
«Accidenti, Lan Zhan, che mattacchione!» esclamò. «Ci stavo quasi cascando! Non dovresti fare questi scherzi senza avvisare, mi stavo spaventando!»
Lan Wangji però non cambiò espressione.
«Chi è quest’uomo, Sizhui?» disse, in tono piatto, rivolto al ragazzo.
Il discepolo era sempre più turbato.
«Siete sicuro di stare bene, Hanguag-jun? È Wei-qianbei, Wei Wuxian, vostro marito…»
Lan Wangji batté le palpebre una volta, poi si alzò dal letto con un solo movimento fluido.
«Sciocchezze.» dichiarò e, con un gesto sprezzante della mano, mise fine al discorso. «Torniamo a Gusu, dobbiamo fare rapporto sul furto del rotolo.»
Fece per avviarsi alla porta della stanza, ma Wei Wuxian balzò dal letto e gli si avvinghiò a un braccio.
«Basta scherzare, Lan Zhan! Non è da te!» sbottò, mentre l’ansia gli chiudeva lo stomaco. «E non è divertente!»
Lan Wangji gli riservò uno sguardo gelido.
«Staccati.» disse solamente.
Wei Wuxian non diede segno di volerlo fare, quindi Lan Wangji semplicemente sfilò il braccio dalla sua presa e si allontanò di un passo. Il modo in cui lo guardava dall’alto in basso fece sentire Wei Wuxian indegno anche solo di restare in sua presenza. Non capiva cosa stesse succedendo, non aveva idea del perché, sapeva solo che quello sguardo freddo gli provocava un dolore sordo all’altezza del petto.
«Lan Zhan…» tentò di nuovo, ma quello gli voltò le spalle e si avviò fuori dalla porta, ignorandolo.
Subito Sizhui gli si affiancò.
«Baba, stai bene?» chiese, notando il suo turbamento. «Probabilmente si tratta di un effetto collaterale dell’incantesimo, vedrai che Hanguang-jun si riprenderà presto.»
Wei Wuxian tentò di sorridere al ragazzo, nella speranza di riuscire a trasmettergli una fiducia che in realtà non provava, e insieme seguirono Lan Wangji fuori dalla locanda.
Erano arrivati in quel villaggio volando sulle spade, quindi sarebbero rientrati allo stesso modo. Lan Wangji montò su Bichen con la consueta naturalezza e anche Sizhui fece lo stesso con la propria spada. Wei Wuxian, invece, non si sentiva abbastanza lucido e concentrato per riuscire a indirizzare qi sufficiente a controllare Suibian. Tuttavia non si sarebbe mostrato debole e incapace davanti a quel Lan Wangji che non lo riconosceva. Gli avrebbe dimostrato che era alla sua altezza.
Nel momento in cui posò un piede sulla lama, però, quella tremò pericolosamente e s’inclinò di lato. Un braccio gli circondò subito la vita per bloccare la sua caduta.
«Lan Zha…»
Lo sguardo speranzoso di Wei Wuxian si spense nel momento in cui realizzò che a supportarlo non era stato suo marito ma suo figlio.
«Vieni con me, baba, ti porto io.» disse Sizhui, preoccupato. «Rischi di farti male.»
Wei Wuxian avrebbe voluto obiettare, ma era chiaro che il ragazzo aveva ragione: in quello stato non sarebbe mai arrivato sano e salvo ai Meandri delle Nuvole. Quindi mise da parte il suo orgoglio e si lasciò trasportare.
Era incredibile quanto la stretta di Lan Sizhui assomigliasse a quella di Lan Wangji, il modo in cui lo sosteneva, il suo braccio attorno alla vita, quei gesti erano identici e si ritrovò a sorridere senza rendersene conto.
Il suo sorriso però svanì non appena giunsero a destinazione.
Lan Wangji non lo aveva degnato d'uno sguardo per tutto il tragitto e, quando atterrarono, si diresse con passo deciso verso il Jingshi ignorandolo completamente. Era quasi ora del coprifuoco, quindi avrebbero fatto il loro rapporto a Lan Qiren l’indomani. Wei Wuxian seguì istintivamente il marito verso la loro residenza, sperando, contro ogni logica, che quello strano comportamento si potesse risolvere con una chiacchierata. Erano ancora sul vialetto che conduceva al padiglione, quando Lan Wangji si voltò verso di lui e lo squadrò da capo a piedi.
«Cosa fai?»
«Vengo con te nella nostra stanza. Così possiamo parlare un po’.» rispose Wei Wuxian, mentre l’ansia che gli aveva attanagliato lo stomaco fino a quel momento non accennava minimamente a diminuire.
Lan Wangji gli voltò le spalle, smettendo di guardarlo.
«Io vivo da solo.» disse.
Wei Wuxian decise che non poteva più fare finta di nulla.
«Non è vero!» esclamò, afferrandolo per un braccio. «Viviamo insieme! Siamo sposati da anni, ormai.»
Indicò Sizhui.
«Guardalo! A-Yuan è il nostro bambino! Io l’ho curato da piccolo, tu l’hai trovato e allevato. Noi…» La sua voce si spezzò. «… ci siamo ritrovati dopo tanto tempo. Non lascerò che uno stupido incantesimo ti porti via da me! Puoi combatterlo, Lan Zhan! Ti prego, almeno provaci!»
Lan Wangji sfilò il braccio dalla sua presa con un gesto brusco. Non c’era stata violenza nel suo movimento, non intenzionale almeno, ma lo slancio fece barcollare Wei Wuxian all’indietro. Per l’ennesima volta quel giorno, Lan Sizhui gli impedì di finire rovinosamente a terra, afferrandolo per le spalle.
«Sto bene, Ravanellino, sto bene.» lo rassicurò subito Wei Wuxian, per poi tornare a rivolgersi al marito. «Lan Zhan, per favore, ascoltami!»
«Alzare la voce è proibito.» fu la risposta, seguita dal rumore secco del pannello d’ingresso che si chiudeva.
Wei Wuxian e Lan Sizhui rimasero immobili sul vialetto esterno, entrambi ammutoliti.
Sizhui fu il primo a riprendersi.
«Puoi dormire nella mia stanza, baba.» si offrì. «Domani esamineremo il rotolo e troveremo una soluzione, ne sono certo.»
Wei Wuxian però scosse la testa.
«Dormirò qui, sotto il portico.» disse. «Se Lan Zhan dovesse rinsavire e non mi trovasse, si spaventerebbe moltissimo.»
Sizhui però non era d’accordo.
«Baba, per favore, vieni a dormire nella mia stanza. Se Hanguang-jun fosse lucido non vorrebbe mai che rischiassi di ammalarti restando di notte all’aperto.» lo pregò. «Domani faremo rapporto al Maestro Lan e gli chiederemo il permesso di esaminare il rotolo. Quando si renderà conto che è successo qualcosa di strano non si opporrà.»
Wei Wuxian non era affatto certo che Lan Qiren gli avrebbe permesso di fare alcunchè ora che Lan Wangji sembrava non voler avere più niente a che fare con lui. Anzi, era probabile che il vecchio Lan fosse addirittura felice di questa nuova situazione. Farlo notare adesso a Sizhui però non aveva senso e non voleva peggiorare l’espressione preoccupata del suo bambino, quindi capitolò e lo seguì.
Il ragazzo gli offrì il suo letto, ma Wei Wuxian non volle saperne di lasciarlo dormire su una stuoia, quindi si ritrovarono a dividere il piccolo materasso. Sizhui, abituato alla routine dei Lan, si addormentò quasi subito, mentre lui rimase con gli occhi spalancati nel buio. Se provava a chiuderli, rivedeva lo sguardo freddo di Lan Wangji, la sua espressione di totale disinteresse, la sua schiena rivolta verso di lui, come se non valesse nulla. Sapeva che quello non era il suo Lan Zhan, che era successo qualcosa, ma faceva così male… Per certi versi gli sembrava di essere tornato alla sua giovinezza, quando la morigerata Seconda Giada di Lan lo disprezzava per la sua natura caotica e lui si divertiva un mondo a prenderlo in giro e provocarlo. Solo che ora non aveva più la forza di scherzare in quel modo, ignorando i propri sentimenti, non dopo tutto quello che avevano passato, non dopo che, fino al giorno prima, era stato amato così tanto.
Al solo pensiero sentì una stretta al petto e le lacrime iniziarono a scendere da sole, senza che se ne rendesse conto. Un piccolo singhiozzo sfuggì alle sue labbra e un attimo dopo sentì un leggero movimento al suo fianco.
«Baba…» mormorò la voce assonnata di Sizhui.
«Scusami, Ravanellino, torna a dormire.» mormorò Wei Wuxian, ma il suo tono era tremulo per le lacrime trattenute.
Sizhui si voltò su un fianco e gli passò un braccio attorno alle spalle.
«Va tutto bene.» gli sussurrò. «Vedrai che si sistemerà tutto. Ne sono certo. Hanguang-jun ti ama moltissimo.»
Wei Wuxian annuì appena e si crogiolò nell’abbraccio del suo bambino. Ma, anche quando lo sentì cedere di nuovo al sonno, non chiuse comunque occhio per il resto della notte.
Dopo che si era chiuso il pannello alle spalle, Lan Wangji era rimasto fermo in mezzo alla stanza a riflettere per alcuni minuti. Ricordava chiaramente suo zio, quella mattina, consegnargli il rapporto di ricerca e affidargli la missione di recupero del rotolo trafugato. Ricordava di aver portato con sé il consueto gruppetto di discepoli, di essersi appostato con loro e di aver fatto irruzione in casa del ladro cogliendolo sul fatto. Ricordava addirittura di essere stato investito dal ritorno di fiamma dell’incantesimo. Eppure non aveva idea di chi fosse il giovane che era rientrato con loro ai Meandri delle Nuvole. Svegliarsi e trovarsi uno sconosciuto così vicino lo aveva destabilizzato: non aveva mai permesso a nessuno di prendersi tante confidenze. Inoltre le affermazioni di quel giovanotto e persino del suo primo discepolo Sizhui lo lasciavano perplesso. Che il ragazzo fosse stato a sua volta vittima di un incantesimo? Lui non si era mai sposato, men che meno con un uomo, figuriamoci se con quel tipo così chiassoso. Non era qualcosa che potesse aver fatto senza esserne consapevole. No, di certo quel giovane aveva qualche secondo fine e avrebbe fatto meglio ad allontanarlo al più presto dai Meandri delle Nuvole. Iniziava ad avere anche una brutta influenza su Sizhui.
Con questo proposito in mente, si coricò la sera e si svegliò il mattino successivo.
Come prima cosa si recò a fare rapporto a suo zio riguardo il recupero del rotolo. Il vecchio Lan Qiren gli parve soddisfatto e annuì ripetutamente alle poche, stringate parole del suo racconto, tuttavia a Lan Wangji premeva anche un’altra questione.
«Shufu, c’è una persona che desidererei allontanare dai Meandri delle Nuvole perché ritengo che abbia una cattiva influenza sui discepoli.»
Lan Qiren aggrottò le sopracciglia.
«Di chi si tratta?» chiese.
Lan Wangji ricordava il nome con il quale il giovane Sizhui si era rivolto all’estraneo.
«Wei Wuxian.» disse in tono sicuro.
A quelle parole Lan Qiren spalancò gli occhi per un attimo ma non disse nulla.
«Shufu. Chiedo il permesso di allontanarlo dai Meandri delle Nuvole.» ribadì.
L’espressione di Lan Qiren si fece indecifrabile, poi il vecchio maestro parlò di nuovo.
«Agisci come più ritieni opportuno.»
Lan Wangji s’inchinò rispettosamente allo zio e prese congedo.
Uscendo dallo studio, s’imbattè proprio nella persona che infastidiva i suoi pensieri dal giorno precedente, ed era di nuovo in compagnia di Lan Sizhui.
«Hanguag-jun.» lo salutò rispettosamente il ragazzo, giungendo le mani e chinandosi in avanti.
L’altro invece non fece nulla di tutto questo.
«Lan Zhan!» esclamò invece. « Come ti senti? Hai dormito bene? Spero davvero di sì! Io invece non credo di essere più capace di dormire senza mio marito.»
Lan Wangji lo scrutò da capo a piedi, ignorando quella valanga di sciocchezze.
Era più basso di lui e di corporatura piuttosto esile, portava un hanfu grigio e nero con inserti rossi e ampie maniche. I lunghi capelli corvini erano legati in una coda fermata da un nastro scarlatto che ondeggiava a ogni suo movimento, ciuffi scomposti gli ricadevano sul volto e sul collo. Con sguardo indagatore, studiò il suo volto: i suoi occhi erano grigi e luminosi, il suo sorriso allegro e solare, l’espressione aperta di chi non ha nulla da nascondere. Tuttavia Lan Wangji non trovò nulla che lo rassicurasse. Non portava la spada ma, alla cintura, aveva un flauto nero decorato con una nappa rossa. Per qualche motivo quello strumento gli trasmetteva inquietudine.
«Non puoi stare qui.» disse quindi, senza mezzi termini.
Wei Wuxian indietreggiò di un passo e il suo sorriso s’incrinò.
«Quindi le cose stanno ancora così, eh? Non ti ricordi di me.» disse, il tono gioioso rimpiazzato da uno meno frivolo. «Non importa. Siamo qui apposta per chiedere al vecchio Lan di visionare quel rotolo, per capire di che incantesimo si tratta. Ne verremo a capo.»
A sentire quello sconosciuto riferirsi a suo zio con tanta confidenza, Lan Wangji avvertì l’irritazione montare.
«Abbi rispetto per chi ti è superiore.» disse, secco.
Wei Wuxian sobbalzò e sul suo volto passarono una serie di emozioni che Lan Wangji non riuscì a identificare.
«Certo, scusami. Volevo dire il Maestro Lan. Sono stato scortese.» rispose, mentre il suo sorriso si faceva più tremulo.
«Hanguang-jun, per favore.» intervenne in quel momento Lan Sizhui. «Per favore, non siate duro con lui. Non parla così per mancare di rispetto al Maestro. Gli è molto affezionato, in realtà. È solo… siamo solo molto preoccupati per voi.»
Lan Wangji scrutò il suo primo discepolo e scosse piano la testa. Dubitava che quel maleducato fosse affezionato o addirittura conoscesse suo zio, e il fatto che Sizhui ne prendesse le difese non era un buon segno.
«Allontanati da lui.» ordinò quindi, afferrando il ragazzo per un braccio e spingendolo dietro di sé.
Wei Wuxian s’irrigidì, i suoi occhi si spalancarono e il suo sorriso si spense definitivamente.
«No, io…» iniziò, ma Lan Wangji era stanco di tutte quelle inutili stranezze.
«Mancare di rispetto agli anziani è proibito. Alzare la voce è proibito. Introdursi non invitati in luoghi privati è proibito. Adescare i giovani è proibito.» elencò freddamente.
Lo vide tremare sotto la durezza del suo tono.
«I giovani? Lan Zhan, quello è nostro figlio!» esclamò Wei Wuxian, disperato.
«È mio figlio.» sottolineò Lan Wangji. «Tu non dovresti nemmeno essere qui. Non so chi tu sia nè che intenzioni abbia, ma devi andartene.»
Detto questo lo superò e proseguì nel corridoio senza voltarsi.
Alle sue spalle sentì un tonfo, come se qualcuno fosse appena crollato in ginocchio sulle tavole di legno del pavimento.
«Baba! Baba, stai bene?» esclamò la voce allarmata di Lan Sizhui. «Hanguang-jun, con tutto il rispetto, non era necessario.»
Lan Wangji davvero non capiva perché il ragazzo avesse tanti riguardi verso quello straniero e la cosa lo infastidiva parecchio.
«Non dovresti stargli vicino.» disse in tono basso ma fermo, prima di tornare a incamminarsi lungo il corridoio e lasciarsi la scena alle spalle.
Wei Wuxian stava tremando dalla testa ai piedi. Era crollato in ginocchio quando le sue gambe avevano ceduto e a malapena sentiva la voce preoccupata di Sizhui che lo chiamava. Si sentiva girare la testa. Lan Wangji, il suo Lan Zhan, non lo riconosceva. Non voleva avere niente a che fare con lui. Addirittura pensava che fosse un pericolo per il loro bambino. Lo aveva trattato come l’ultimo dei delinquenti, come, a pensarci bene, aveva fatto la prima volta che si erano incontrati, così tanti anni fa. In effetti Lan Wangji sembrava essere tornato il bacchettone di un tempo. Era lui che, invece, dopo tutti quegli anni era cambiato. Si era crogiolato nell’amore e nella felicità, aveva permesso a sé stesso di indugiare nel lato piacevole della vita e ora ne pagava le conseguenze. Aveva dato per scontato che sarebbe stato per sempre, che il tempo delle sofferenze fosse ormai alle spalle, ma avrebbe dovuto essere più razionale e sapere che nulla durava in eterno. Prima o poi la resa dei conti sarebbe giunta e il fatto che lui ora non si sentisse in grado di affrontarla era solo una sua mancanza.
Quando si rese conto che la mano di Lan Sizhui sulla sua spalla aveva iniziato a scuoterlo con gesti allarmati, alzò su di lui uno sguardo spento.
«Avrei dovuto essere più previdente.» disse, come parlando a sé stesso. «Era ovvio che prima o poi Lan Zhan non mi avrebbe più voluto. Gli ho procurato sempre e solo guai…»
«Cosa stai dicendo, baba?! Non è vero che Hanguang-jun non ti vuole più! È colpa dell’incantesimo!» esclamò Sizhui. «È per questo che siamo venuti a chiedere il rotolo al Maestro Lan!»
In quel momento il pannello che chiudeva l’accesso allo studio di Lan Qiren si aprì e il vecchio Lan apparve sulla soglia. Scrutò entrambi e la sua espressione s’indurì.
«Arrecare disturbo è contro le regole.» dichiarò.
Sizhui s’inchinò immediatamente.
«Chiedo perdono, venerabile maestro. Non era mia intenzione alzare la voce.»
Lan Qiren però non lo stava guardando.
«Wei Wuxian.» disse invece, apostrofandolo in tono deciso.
L’altro si alzò subito da terra e s’inchinò a sua volta.
«Da quello che ho potuto sentire direi che Wangji ha preso la sua decisione. L’unica motivazione della tua permanenza qui era il tuo legame con lui. Ora che questo è venuto a mancare, ti invito a raccogliere le tue cose e lasciare i Meandri delle Nuvole il prima possibile.»
Wei Wuxian spalancò gli occhi, stupefatto. Non si era aspettato che le parole di Lan Wangji prendessero una forma concreta così presto e sotto forma di un ordine di Lan Qiren. Stava succedendo tutto troppo in fretta e senza che gli fosse dato modo di capire esattamente il motivo.
«Venerabile maestro, per favore, vi prego di ripensarci!» esclamò Sizhui, sconvolto. «Hanguang-jun non diceva sul serio, è vittima di un incantesimo! Non potete cacciare Wei-qianbei!»
Il vecchio Lan però non era intenzionato a tornare sulle sue posizioni.
«Questa è la residenza del clan Lan e Wei Wuxian non è un membro del clan, di conseguenza il suo posto non è qui.»
«È un membro del clan per matrimonio.» insistette Sizhui.
«Non se il suo presupposto marito rinnega quel legame. E ora basta discutere, giovane Sizhui, hai già violato più regole in questo momento di quanto tu abbia mai fatto finora.» dichiarò Lan Qiren, voltandosi per andarsene.
«Maestro!» tentò ancora Sizhui, guadagnandosi solo un’occhiata severa.
«Wei Wuxian, ti voglio fuori di qui prima di mezzogiorno. È la mia ultima parola.» disse, e si allontanò con passo fermo lungo il corridoio.
Wei Wuxian non era riuscito a dire una sola parola per la durata di quel breve scambio. Era immensamente grato a Sizhui per il suo tentativo, ma era chiaro che quella era una strada senza uscita. Il suo idillio era giunto al termine e se ne doveva fare una ragione.
Si rivolse quindi al ragazzo che era rimasto immobile accanto a lui, pallido in volto.
«Va bene così, Ravanellino. Non ti devi preoccupare per me, in qualche modo me la caverò.» disse. «Farò come il vecchio Lan ha chiesto, raccoglierò le mie cose e me ne andrò da qui. Mi troverò un posticino non troppo lontano dove stare e andrà tutto bene. Tu però devi promettermi di tenere d’occhio Lan Zhan. Non sono certo che stia bene e, se dovesse succedergli qualcosa, sarei più tranquillo se sapessi che ha vicino qualcuno che ha a cuore il suo benessere.»
Sizhui annuì, ma i suoi occhi si fecero lucidi.
«Baba, non andare via…» mormorò.
Wei Wuxian si sentì stringere il cuore e per un attimo rivide in quel giovane uomo il bambino di pochi anni che si stringeva alla sua gamba.
Gli appoggiò una mano sulla testa, in una sorta di carezza, e si sforzò di sorridere.
«Non sparirò, te lo prometto. Quando mi sarò sistemato sarai il primo ad avere mie notizie.» disse, per tentare di rassicurarlo.
Lui per primo non aveva idea di cosa potesse significare sistemarsi in un posto che non fosse i Meandri delle Nuvole. Non aveva avuto nessun altra casa da quando era tornato e prima, con la sua morte, aveva perso tutte quelle precedenti.
Sospirò e si fece forza. Aveva perso la sua casa molte volte, ma questo non gli aveva mai impedito di crearne un’altra. Doveva solo provarci.
