[Voltron] Shining star
Sep. 16th, 2017 11:46 pmTitolo: Shining star
Fandom: Voltron: Legendary Defender
Rating: verde
Personaggi: Keith Kogane, Lance McClain
Pairings: Keith/Lance
Disclaimer: Voltron e tutti i suoi personaggi appartengono a Dreamworks & Netflix.
Note: Parte della Friends!AU. Doveva essere scritta per il compleanno di Lance, che era il 28 luglio, ma io sono una brutta persona...
Partecipa al contest "All summer long" di Fanwriter.it. Prompt: lavorare all'acqua park ha i suoi pro e contro. Bambini urlanti tutto i giorno, ma poi hai le chiavi per invitare la tua crush ad un appuntamento romantico notturno.
Beta: Myst
Word count: 5039 (fdp)
« Un lavoro?! »
L'esclamazione di Lance, riecheggiò per l'appartamento 16B, attirando addirittura l'attenzione di Hunk che si trovava in camera sua.
Keith incrociò le braccia e lo guardò di traverso.
« Qual è il problema? Puoi lavorare solo tu? »
« No, certo che no, però... L'Interstellar Cafè chiuderà per tutto il mese di agosto e questa è la nostra prima estate da fidanzati! Mi avevi promesso che l'avremmo trascorsa insieme. »
Lo sguardo di Keith si assottigliò, velandosi di scetticismo.
« Ok, ok, forse non me l'avevi proprio promesso. Ma lo davo per scontato! Keith! Non sai davvero cosa sia il romanticismo! »
Lance si portò una mano alla fronte, gettando la testa all'indietro, tutto preso dal suo dramma. Aveva fatto mille progetti, per quei mesi estivi, scelto un sacco di posticini romantici da visitare e attività da svolgere con il suo ragazzo, che però, a quanto pareva, non era dello stesso avviso.
Keith sospirò e appoggiò i gomiti sul tavolo della cucina. Faceva caldo ed era chiaro che non avesse nessuna voglia di sostenere quella conversazione. In realtà, si ritrovò a pensare Lance, Keith aveva ancora parecchio da imparare su come funzionassero le cose in una coppia. Certe decisioni andavano prese insieme.
« Il romanticismo non mi fa pagare la retta dell'accademia, Lance. » fu tuttavia la risposta a cui non poté obiettare. « Tu hai il posto all'Interstellar per arrotondare e i tuoi che ti danno una mano. Io ho solo una borsa di studio che non copre tutte le spese. Lo so, lo so, ci tenevi, e mi dispiace, ma ho davvero poca altra scelta. »
A quelle parole Lance non poteva davvero rispondere. Sapeva benissimo che Keith non aveva una famiglia a cui appoggiarsi e che era riuscito a farsi ammettere alla Garrison solo grazie ad una borsa di studio che aveva dimostrato quanto eccezionali fossero le sue capacità. Ed era stato proprio in virtù di quelle capacità che era stato ammesso a un corso a cui Lance ambiva da sempre, ma che non l’aveva accettato: quello di fisica astronomica che avrebbe tenuto le sue lezioni speciali nel planetario dell’accademia.
Sulle prime Lance ci era rimasto male, al punto da prenderla come un’offesa personale - in fondo frequentavano entrambi ingegneria aerospaziale e quel corso sarebbe servito anche a lui - ma alla fine aveva dovuto farsene una ragione. Il fatto che alcune lezioni si svolgessero in estate non era d’aiuto, ma si era ripromesso di non far pesare troppo a Keith la cosa. Avrebbero avuto comunque tempo per loro due, si era detto. Certo, se quel gomitolo di senso di responsabilità che era il suo ragazzo non avesse deciso che l’ammontare della borsa di studio non era più sufficiente.
« Posso almeno sapere dove lavorerai? »
« All'Acqua Park appena fuori città. » fu la risposta, pronunciata con una punta d’imbarazzo.
« All’Acqua Park? Sei serio? Keith, tu non sai nuotare! »
Keith prese a camminare su e giù per la cucina dell'appartamento, come faceva ogni volta che era nervoso.
« É già tanto che abbia trovato questo, anzi, devo ringraziare Coran che mi ha dato una mano. Sarò alla cassa delle piscine, quindi che sappia nuotare o meno ha poca importanza. »
Lance sbuffò, mostrando la sua totale disapprovazione per quell'idea. Si allungò sulla sedia dov'era seduto e chiese ostentando indifferenza: « Quanto durerà questo fantastico lavoro? »
« Fino alla fine di agosto. Ti ho già detto che mi dispiace, che altro posso fare? Mettiti nei miei panni! »
« I tuoi panni mi starebbero stretti, Kitty-boy. » sentenziò Lance, alzandosi e lasciando la stanza.
Per quel che lo riguardava, quella conversazione finiva lì.
Se ci rifletteva con calma, Lance poteva capire perfettamente le ragioni che avevano portato Keith a comportarsi in quel modo. Il punto era che, davvero, non aveva nessuna voglia di ragionarci con calma.
Questo era quello che pensava mentre si allacciava il grembiule e si apprestava ad iniziare il proprio turno all'Interstellar Cafè, dove lavorava part-time come cameriere.
Keith gli aveva giocato un brutto tiro, addirittura lavorare per tutto il mese di agosto, mentre lui sarebbe stato libero. Inammissibile. Senza contare che, proprio in quel periodo, aveva progettato di tornare a casa e presentare Keith alla sua famiglia. Ne avevano sentito parlare così tanto che, ora che stavano insieme, gli sembrava il minimo farli incontrare di persona. Ci aveva ragionato un sacco, vista l’importanza del gesto, ma era altrettanto sicuro che sarebbe andata bene. Si amavano, non poteva essere altrimenti.
Peccato che Keith non la pensasse allo stesso modo e gli avesse rotto le uova nel paniere senza preoccuparsene minimamente.
« Cos’è quella faccia scura? Non ti si addice! »
L’esclamazione, proveniente da uno dei tavolini poco lontani, attirò la sua attenzione e gli strappò suo malgrado un sorriso quando riconobbe gli avventori.
Shiro, il vicino del piano di sopra, e Allura, l’amministratrice del palazzo, gli stavano facendo cenno di avvicinarsi.
« Ciao, Allura! Shiro! Ehi, dove hai lasciato Pidge? »
Era strano vederlo senza la sua giovane fidanzata e in compagnia dell’ex. Tuttavia erano talmente in buoni rapporti tra loro che Lance non si pose il minimo problema a fare domande che per chiunque altro sarebbero state indiscrete.
« Sembra che ci sia una lezione speciale all’accademia. » spiegò Shiro. « Qualcosa che ha a che fare con lo spazio e, anche se non fa parte del suo corso, ha voluto provare ad infiltrarsi. Aspetto aggiornamenti da un momento all’altro. »
Così dicendo, posò il proprio telefono sul tavolo e sorrise.
Una lezione speciale, già. Quella di fisica astronomica al planetario, la stessa a cui stava partecipando Keith.
« Tu invece perché hai quella faccia? » s’interessò Allura, premurosa. « Non dirmi che mister Zarkon del terzo piano è venuto di nuovo a minacciarvi per l’affitto! Gli avevo detto che me ne sarei occupata io. »
Mister Zarkon era il proprietario della palazzina e a volte, per brevi periodi, risiedeva al terzo piano, nell'appartamento di fronte a quello di Shiro. Odiava il fatto che la maggior parte degli inquilini fossero studenti e il suo hobby era dare loro il tormento con l’affitto arretrato.
Lance avrebbe quasi preferito che il motivo del suo cattivo umore fosse lui.
« No, lui non c’entra, ma ti ringrazio per l’interessamento. » disse, accomodandosi con aria mesta assieme a loro e sperando che il proprietario del bar non lo notasse troppo presto. « Shiro, io e te abbiamo molto in comune: siamo entrambi meno importanti della fisica astronomica, e anche degli Acqua Park, oserei dire. »
Quella battuta fece sì che si guadagnasse un paio di sguardi interrogativi, ma nessuno dei due fece domande.
« Pidge tiene un sacco a quel corso. » disse invece Shiro. « Matt ha detto che sarebbe stata disposta ad hackerare il database dell'accademia se non l'avessero lasciata assistere. Davanti a tanto ardore e fame di conoscenza, chi sono io per protestare? »
« É davvero bello quando la persona che ami capisce le tue passioni e le tue necessità. » fece eco Allura. « Non c'è niente di più soddisfacente che sentirsi supportati da chi ci sta vicino. »
Lance spostò lo sguardo dall'uno all'altra, avvertendo una sorta di accusa sottintesa, che di certo si trovava solo nella sua testa.
« E tu, Lance, che problemi hai con l'astrofisica e gli Acqua Park? » continuò Allura, sinceramente interessata e, di certo, disposta ad aiutare qualora ce ne fossero stati effettivamente.
Lance scosse la testa, abbozzando un sorriso e dando retta finalmente alla propria coscienza.
« Nessuno, in effetti. L'astrofisica è molto interessante e anche a me sarebbe piaciuto seguire quel corso. Se Pidge hackera il database, dovrò ricordarmi di dirle di inserire anche me. Quanto agli Acqua Park... »
Alzò le spalle, come se improvvisamente non fosse più così importante.
« É un sacco che non ci vado, pensavo che sarebbe stato carino farci un salto quest'estate. »
Perché, in fondo, non c'è niente di più soddisfacente che supportare la persona che ami. Anche se ti manda all'aria i progetti di vacanza.
Keith chiuse il libro di testo e lo infilò nello zaino, per poi alzarsi dalla poltroncina girevole.
Di tutte le persone con cui si sarebbe aspettato di trovarsi faccia a faccia all'uscita del planetario, Pidge era di certo l'ultima della lista.
« Cosa ci fai qui? » chiese, stupito, in risposta al suo allegro: « Oh, ehi! »
La ragazza gli mostrò un sorriso a trentadue denti, chiaramente elettrizzata dalla lezione appena trascorsa.
« Ho pensato che non potevo perdermi questo corso per nulla al mondo e avevo ragione! »
« Sei un anno indietro. » obiettò Keith, come se questo potesse essere davvero un problema per lei.
Infatti Pidge alzò le spalle, noncurante.
« Ho hackerato l'elenco degli ammessi. »
Quelle parole fecero accendere nella mente di Keith una lampadina: Lance teneva enormemente a quel corso ed era rimasto molto male nel non figurare tra i candidati, quindi, forse, avrebbe potuto...
« Potresti farlo di nuovo? » chiese quindi, speranzoso, ma le sue aspettative vennero immediatamente messe a tacere da un lieve scuotimento di testa.
« Non a corso iniziato, senza contare che, ad un secondo accesso, si moltiplicano le possibilità di venire scoperti. »
Doveva aver fatto un'espressione parecchio delusa, perché Pidge si affrettò ad aggiungere: « Non prendertela, vedrai che Lance verrà ammesso alla prossima graduatoria. »
Mentre s'incamminavano insieme nel cortile dell'accademia, i suoi pensieri continuavano a frullare attorno a quel punto: Lance avrebbe voluto assistere alle lezioni di fisica astronomica, perché ovviamente Lance adorava le stelle, e a breve sarebbe stato il suo compleanno; ci teneva a fargli un regalo speciale, ma si sarebbe trattato dell'ennesima spesa per cui la borsa di studio di Keith non era più sufficiente. Inoltre, proprio per quel motivo, avevano anche discusso, quindi serviva un modo degno per farsi perdonare.
Si voltò lentamente in direzione dell'amica, come se la risposta fosse sempre stata lì, a passeggiare accanto a lui.
« Pidge... »
« No. » rispose immediatamente lei.
« Non sai neanche cosa voglio chiederti! » protestò Keith, indignato.
« So che non mi piacerà. E va bene, dimmi. »
« Pensi che sarebbe possibile avere l'accesso al planetario fuori dall'orario delle lezioni. Ad esempio... di notte? »
Pidge sgranò gli occhi: era evidentemente peggio di quanto si aspettasse. Si prese alcuni istanti per riflettere e alla fine rispose con cautela.
« Tecnicamente sì, ma prima di andare in galera vorrei laurearmi e, se possibile, andare nello spazio. In ogni caso mi seccherebbe finirci per aver permesso a te e Lance di amoreggiare in una proprietà privata. »
« Ok, ok, ho afferrato il concetto. »
Niente da fare, avrebbe dovuto trovare un'altra soluzione.
“L'altra soluzione” fu il pensiero fisso di Keith per tutta la mattinata successiva, mentre se ne stava appoggiato al banco della cassa dell'Acqua Park, fissando distrattamente la superficie scintillante dell'acqua e invidiando quelli che vi stavano a mollo. Faceva caldo e si approssimava l'ora di pranzo, persino la colonia estiva in gita si era rifugiata all'ombra delle frasche sul prato poco più in là, rendendo l'atmosfera più tranquilla. Keith soffocò uno sbadiglio e appoggiò la testa sul palmo della mano.
La sera precedente Lance non gli aveva parlato, se non per il minimo indispensabile, facendogli temere che ce l'avesse ancora con lui. Era una brutta sensazione, che gli riportava alla mente il periodo prima che si mettessero insieme, quando Keith aveva addirittura considerato l'idea di cambiare casa. Certo, ora la situazione non era così grave, ma lo impensieriva ugualmente.
« Ehi, Keith! »
L'esclamazione attirò la sua attenzione e vide il bagnino delle piscine accanto all'ingresso avvicinarsi con un sorriso. Lo salutò con un cenno della mano e l'altro gli diede una pacca amichevole sulla spalla.
« Rolo. »
« Fammi un favore, tieni d'occhio qui per qualche minuto, ok? »
Keith gli rivolse un'occhiata incredula, certo di aver capito male.
« Cosa? No, non posso! »
« Eddai, Keith, vado solo a bere un caffè, un paio di minuti. Che vuoi che succeda? »
Già, cosa poteva succedere in un paio di minuti? Nulla, vero? Certamente no.
« Ok, però fai in fretta. Questo non è il mio lavoro, non lo posso fare! »
Rolo gli strizzò l'occhio, in segno di ringraziamento, ed entrò nell'edificio dove si trovava il bar, lasciandolo a guardia dei pochi bagnanti.
Keith si appoggiò con la schiena al muro esterno del piccolo locale della cassa e lasciò che il suo sguardo tornasse a vagare e la sua mente a perdersi nei pensieri. Voleva fare pace con Lance il più presto possibile, non poteva certo aspettare fino al suo compleanno, mancavano ancora tre settimane! Quella sera avrebbe provato a parlargli, magari di fronte a una pizza: Lance aveva sempre apprezzato quando uscivano a mangiare una pizza.
Era talmente assorto nei suoi progetti, che quasi non notò l'enorme bicchiere di frullato che gli venne allungato sotto il naso. Quando alzò lo sguardo, stupito, i suoi occhi ne incontrarono un paio azzurri, corredati di un sorriso sornione.
« É quasi ora di pranzo, vuoi favorire? » chiese Lance, facendogli l'occhiolino.
« Cosa ci fai qui? » esclamò invece Keith, stupefatto. « Pensavo ce l'avessi con me, che odiassi l'idea di questo lavoro e... »
Il suo sguardo scivolò verso il basso, sul torace abbronzato del ragazzo.
« … Sei senza maglietta. » constatò.
Lance alzò un sopracciglio e gli restituì un'espressione perplessa.
« Keith? Siamo in piscina? »
Affermazioni con il tono voluto di domande retoriche e la risata sulle labbra.
« Sono qui come cliente. Per caso t'infastidisce che qualcuno mi guardi? »
« Che stupidaggine. » lo liquidò Keith, afferrando il bicchiere di frullato e bevendone un sorso. Conteneva delle fragole, niente male.
Lance rise e gli punzecchiò il fianco.
« Sei carino quando fingi di non essere geloso. Comunque no, non ce l'ho con te. Non impazzisco di gioia all'idea di questo lavoro maaaaa... capisco che ti serva e smetterò di fare il bambino capriccioso. Per questo ti ho portato il frullato della pace. »
Keith sorrise e stava per sporgersi verso di lui e dargli un bacio, quando uno strillo lo fece bloccare a metà del gesto. Voltandosi di scatto, si rese conto che proveniva dalla piscina più grande, quella profonda cinque metri.
Il frullato finì miseramente sul pavimento mentre entrambi accorrevano alle grida di una bambina, in acqua, e di una ragazza della colonia, a bordo piscina. Keith la raggiunse in un attimo, ma si bloccò ad un passo dall'acqua: era una piscina profonda, lui non sapeva nuotare, se si fosse tuffato avrebbe finito per...
Gli schizzi che lo raggiunsero, lo riscossero, mostrandogli Lance che raggiungeva la bimba in un paio di bracciate e la trascinava a riva.
L'animatrice l'accolse a braccia aperte, piangendo, scusandosi e ringraziando Lance infinite volte.
« Non so come sia potuto succedere, l'ho persa di vista solo un attimo! Grazie, oh, grazie infinite! L'hai salvata! Grazie! » continuava a ripetere, mentre Keith osservava la scena ancora incredulo.
Era successo tutto in pochi secondi e, se non fosse stato per Lance, quella bambina probabilmente sarebbe annegata. E tutto perché lui non era stato in grado di portare a termine un compito che gli era stato affidato per pochi minuti. Non l'aveva nemmeno vista avvicinarsi all'acqua.
« Ehi, Keith! Che succede? »
La voce di Rolo lo raggiunse, in tono seccato, mentre il bagnino accorreva verso di loro. Più che preoccupato, sembrava infastidito dall'accaduto.
« Insomma, ti avevo detto di tenere d'occhio le piscine! » lo sgridò. « Stai cercando di uccidere dei clienti? »
Quelle parole colpirono Keith, pungolando il suo senso di colpa e portandolo ad alzare lo sguardo verso Rolo, desolato.
« Mi dispiace, io... »
« EHI! »
L'esclamazione di Lance fece voltare tutti nella sua direzione. Il ragazzo era ancora in piedi a bordo piscina, le mani piantate sui fianchi e un'espressione che non prometteva niente di buono.
« Si può sapere perché te la stai prendendo con Keith? Mi sembra di capire che sia tu il bagnino, quello che dovrebbe tenere d'occhio le piscine. E invece non c'eri! Guarda un po', proprio mentre una bambina era nei guai. Comodo prendersela per le proprie mancanze con chi non ha colpa, eh?!»
« Ma che vuoi? Sei il suo ragazzo, forse? Fatti gli affari tuoi. » sbottò Rolo, con un'evidente coda di paglia.
« Indovina un po'? Sì, sono in suo ragazzo! E se non la fai finita immediatamente, io... »
« Lance! »
« Sai che fine fa la gentaglia come te? Lo sai? »
« Lance, per favore. »
« Licenziata! Li.Cen.Zia.Ta. »
« LANCE! »
Finalmente Keith riuscì a farsi dare retta, tentando di mettere una pezza al fatto che tutti i clienti dell'Acqua Park li stessero guardando e che l'animatrice, con ancora la bambina in braccio, sembrasse più terrorizzata di prima.
Rolo lanciò un'occhiata intorno e si allontanò mugugnando un paio di insulti tra i denti.
Keith sospirò e si scusò con la ragazza, che scosse la testa sorridendo.
« Non è colpa tua, se non fosse stato per voi non so cosa sarebbe successo. Ancora grazie infinite. »
Mentre tornava verso la postazione della cassa, si sentì sfiorare la mano e, voltandosi, vide Lance accennare un pallido sorriso.
« Ehi, ha ragione lei, sai? Non è colpa tua, quello non era il tuo lavoro. »
Keith sospirò.
« Può essere, ma se avessi saputo nuotare, avrei potuto aiutare quella bambina. Se non ci fossi stato tu... Forse avevi ragione a dire che non ha senso che io faccia questo lavoro. »
Lance si bloccò e lo afferrò per le spalle.
« Era una situazione che non avrebbe nemmeno dovuto crearsi. Non era qualcosa che ci si aspettava da te. Non è colpa tua. Smettila di guardarmi in quel modo. Non lo è, punto. »
« Ok, ok, ho capito. » capitolò Keith, annuendo.
« Bene. Ora che siamo d'accordo, posso andare a prenderti un altro frullato. »
Nelle settimane successive, Lance si presentò diverse volte all'Acqua Park come cliente, passando il tempo a chiacchierare con Keith, ma non gli capitò più di incontrare Rolo. Quando ne chiese notizie, venne a sapere che l’animatrice della colonia estiva aveva presentato una lamentela alla direzione, che aveva portato al licenziamento del bagnino. Allo stesso tempo, la ragazza aveva chiarito quanto Keith e “il suo amico” fossero stati d’aiuto, e il proprietario, con suo grande sollievo, gli aveva confermato la propria fiducia.
Lance non lesinò manifestazioni di entusiasmo davanti alla notizia, anche se Keith continuava a sostenere di non meritarselo e di avere parte della responsabilità.
« Smettila di brontolare. » lo aveva ammonito, un pomeriggio. « É solo un bene che tu sia riuscito a tenerti questo lavoro. Dalla prossima settimana l’Interstellar chiuderà per ferie e mi sarei annoiato a stare a casa tutto il tempo. »
Keith gli aveva restituito un’occhiata perplessa, mettendo da parte il fondo cassa che stava contando in previsione del cambio turno.
« Come sarebbe, a casa? Non dovevi tornare dai tuoi? Ero convinto che saresti stato via per tutto il mese di agosto. »
« E lasciarti qui da solo tra il lavoro e il corso in accademia? Rischiavo di ritrovarti stecchito perché ti eri dimenticato di mangiare o qualcosa del genere. »
Lo aveva detto come se non fosse stato niente d’importante, ma non aveva potuto fare a meno di sorridere quando aveva visto gli occhi dell’altro spalancarsi.
« Andrò a trovare la mia famiglia la prossima volta che potrai venire anche tu. »
L’espressione di Keith si era illuminata.
« Non è necessario, davvero… » aveva iniziato, ma non era riuscito a impedirsi di sorridere a sua volta, dimostrando a Lance che quella fosse stata una buona idea. « Dovresti festeggiare il compleanno con loro. »
« Lo festeggerò con te e gli altri, non potrei chiedere di meglio. »
A quelle parole, Keith aveva assottigliato lo sguardo e inclinato leggermente la testa di lato, come colpito da un’idea improvvisa.
« Mi verresti a prendere in chiusura, giovedì? Farò un paio d’ore di straordinario quindi penso che verso le 22:00 vada bene. »
Lance si era sforzato di non mostrarsi troppo stupito da quell’improvviso cambio di argomento, e si era limitato ad annuire.
Il giorno richiesto si era presentato all’appuntamento ma, invece uscire dal complesso e tornare a casa, Keith lo aveva invitato ad entrare.
Non aveva idea del perché gli avesse chiesto di raggiungerlo o di cosa avesse in mente, ma il suo ragazzo sembrava tenerci molto e Lance non si era mai tirato indietro quando si trattava di fare qualcosa sopra le righe.
Più avanzavano nella zona delle piscine, più l’atmosfera dell’Acqua Park di notte gli sembrava inquietante.
Keith sparì per un attimo nel gabbiotto della cassa, azionando qualcosa sul quadro elettrico, e l'intero parco s'illuminò di una tenue luce azzurra, proveniente dalle piscine stesse.
Lance non trattenne un piccola esclamazione di stupore, mentre avanzava tra le aiuole, avvolto da quella luminosità quasi surreale.
« Mi hai fatto venire qui per mostrarmi questo? » chiese, affascinato.
Keith lo raggiunse e gli prese la mano, guidandolo verso il bordo di una delle piscine
« Non solo. Puoi fare il bagno, se vuoi. Abbiamo tutto lo spazio per noi. »
Lance non poteva credere alle proprie orecchie: avere una piscina tutta per sé era sempre stato un suo segreto desiderio, ma sapeva che, soprattutto d'estate, si trattava di qualcosa di irrealizzabile.
« Non ti creerà dei problemi? » obiettò infatti, ma Keith rise.
« No, il signor Blaytz mi ha dato le chiavi, dicendomi di portare il mio amico che è stato così d'aiuto. Vedila come una specie di ricompensa. »
« Questo Blaytz mi piace, è un tipo intelligente. » commentò Lance con una risatina, sfilandosi la maglietta. « Posso spogliarmi o ti verrà un'altra crisi di gelosia verso il nulla? »
Keith gli rifilò una smorfia, mentre si svestiva a sua volta.
« Scemo! »
L'acqua era tiepida, memore del sole di quel pomeriggio, e Lance vi si abbandonò con un mormorio estatico. Adorava galleggiare, lasciarsi scivolare attraverso di essa, affondarvi e sentire la spinta che lo riportava a galla. Era nato per stare in acqua e sentiva la nostalgia del mare.
« Keith! Non vieni? » esclamò, riemergendo e allontanandosi dagli occhi i ciuffi di capelli bagnati.
Il ragazzo, seduto sul bordo e con la gambe a bagno fino alle ginocchia, scosse la testa lentamente.
« Sai che non posso. Non preoccuparti, divertiti, mi piace guardarti. »
C'erano poche cose che Lance McClain non poteva sopportare, e una di queste era lo sguardo del suo ragazzo quando sorrideva in quel modo. Nessuno avrebbe potuto sostenerlo, era letteralmente un'arma di distruzione di massa.
Per questo Lance nuotò verso di lui e gli prese una mano tra le proprie.
« Andiamo, dai. Ti tengo io, giuro che non ti lascio andare a fondo. »
La prima parte della piscina non era profonda, si poteva toccare agevolmente, quindi Keith finì per seguirlo senza opporre troppa resistenza e Lance rise quando se lo ritrovò tra le braccia.
« Ehi! Buonasera! »
L'acqua gli arrivava solo fino alle spalle, ma Keith restava comunque stretto a lui, per niente a proprio agio, per questo Lance decise che fosse il caso di farlo sciogliere un po'. Dopotutto erano lì per divertirsi, doveva essere una bella serata e non gli piaceva sentirlo così rigido.
Lasciò scivolare le mani sulla sua schiena, oltre i fianchi, e vide gli occhi di Keith spalancarsi quando proseguirono dal suo fondoschiena alle cosce. Strinse le dita, spinse verso l'alto e se lo trovò letteralmente in braccio. Per reazione, Keith gli avvolse le gambe attorno alla vita e le braccia attorno al collo.
« Che stai facendo?! » esclamò.
« Niente che non ti piaccia. » rispose Lance, ridendo. « Normalmente non riesco a sollevarti, così ho pensato di farmi dare una mano dall'acqua e sperimentare come ci si sente a stringere un Kitty koala! »
« Te l'ho già detto che sei scemo? »
« Non te ne fai mancare una, baby! »
Alzò il volto, verso quello di Keith, e lo baciò. L'altro ragazzo, sulle prime, gli sembrò incerto, ma bastò qualche istante perché si rilassasse contro di lui e ricambiasse il bacio. Lance sorrise contro le sue labbra e si lasciò andare nell'acqua, inducendo Keith a fare lo stesso. Anche se si teneva sempre a lui, la sua presa era meno stretta e arrivò addirittura a distendere le gambe e a lasciarsi sostenere dall'acqua.
Lance sentì sotto i piedi il gradino che segnava lo strapiombo di cinque metri in cui la piscina sprofondava, ma fece finta di nulla e continuò a lasciarsi galleggiare con Keith appoggiato al suo petto.
« Vai alla grande, tesoro. » scherzò, accarezzandogli i capelli e incantandosi di fronte alle ciocche corvine che fluttuavano a pelo dell'acqua.
« Non prendermi in giro. » fu la risposta borbottata che lo raggiunse.
« Non lo sto facendo. Anzi, se vuoi, potrei davvero insegnarti a nuotare. Se Blaytz ti lascia le chiavi, potremmo farne un appuntamento fisso. »
« E io potrei addirittura darti retta. »
Lance gli posò un bacio sulla fronte.
« Sono a tua completa disposizione. »
Circa un'ora dopo, erano distesi nel prato accanto alle vasche, avvolti in due degli accappatoi messi a disposizione per i clienti. La luminescenza debole e soffusa creava un'atmosfera surreale e non disturbava l'osservazione del cielo.
« Avrei voluto portarti al planetario. »
La voce di Keith, inusualmente bassa, spezzò il silenzio.
Lo sguardo di Lance fu subito su di lui.
« Quello dell'accademia, intendo. Sai, per via del corso e tutto il resto... Però Pidge mi ha detto che se si fosse di nuovo introdotta nel sistema, ci avrebbero arrestati tutti. »
Lance sbuffò una risatina e intrecciò le dita con le sue.
« Prima di andare in galera, mi piacerebbe andare nello spazio. » commentò, divertito.
Keith però non sembrava altrettanto allegro.
« É la stessa cosa che ha detto Pidge. »
« E ha ragione. »
Lance si voltò su un fianco e strinse la mano tra le proprie.
« Non m'importa niente del corso, anzi, sono contento che tu lo stia frequentando. Ci proverò di nuovo il prossimo semestre. Keith, davvero, non hai nessuno motivo di sentirti in colpa per un tuo traguardo. »
« Sì, ma... »
« Niente ma. Sei lì perché te lo meriti, punto e basta. Se sono stato invidioso, per un attimo, sono stato uno stupido. E poi stare qui, con te, di notte, è molto meglio che stare chiusi dentro un planetario. »
Finalmente quel commento lo fece sorridere, ma durò solo un istante, dopodiché Keith lasciò la sua mano e si alzò, per allontanarsi attraverso il prato.
Lance si sedette e lo seguì con lo sguardo, perplesso, preoccupato, sulle prime, di aver detto qualcosa di sbagliato. Pochi minuti dopo, lo vide tornare con in mano una scatola: era bianca con sottili decorazioni dorate, ed era chiusa da un fiocco dello stesso colore.
Lance sollevò un sopracciglio, quando Keith gliela porse.
« Il mio compleanno è domani. »
« In realtà è oggi. Da almeno... » Keith lanciò una rapida occhiata all'orologio. « … quattro minuti. Auguri. »
La sua espressione si aprì in un sorriso dolce e Lance sentì mancare un battito, come sempre ogni volta che succedeva. Chissà se si rendeva conto dell'effetto che gli faceva?
« Posso aprirlo? » chiese, fremendo di curiosità.
Quando Keith annuì, si risolse a sciogliere il fiocco e a lasciarlo cadere sull'erba. Sollevò il coperchio, cautamente, e scoprì all'interno della scatola quelli che sembravano dei documenti. Li sollevò, dubbioso, e sotto di essi trovò una cornice con all'interno una sorta di attestato. Scorse velocemente la pergamena decorata a sua volta in oro e vi riconobbe il proprio nome, seguito da una serie di lettere e cifre. Impiegò alcuni istanti a capire ma, quando realizzò, i suoi occhi si spalancarono, increduli.
« Mi hai regalato una stella?! » esclamò a voce troppo alta nel silenzio della notte.
Keith tentennò per un attimo prima di annuire, un sorriso timido sulle labbra, e Lance desiderò baciarle all'istante.
Non pose tempo tra il pensiero e l'azione, e un istante dopo si ritrovò sulla schiena, con Keith addosso che ricambiava appassionatamente i suoi baci.
« Se fossi al mio posto, adesso te ne usciresti con qualche battuta squallida sul genere di “Sei tu la stella più luminosa”. » lo sentì mormorare ad un certo punto, in un tono ironico che gli strappò una risata.
« Non hai bisogno di ricorrere al sarcasmo se vuoi farmi un complimento. » ribatté Lance, con un ghigno che fece imbronciare Keith.
« Non era un complimento. »
« Oh, sì che lo era. Lo era eccome. Volevi dirmi che sono la tua stella brillante, che mi ami alla follia e non puoi fare a meno di me. » esclamò, punzecchiandolo su un fianco.
« Stupidaggini. Sai benissimo che non sono così sdolcinato, ti stavo prendendo in giro. »
« Già, sei così poco sdolcinato che per il mio compleanno mi hai portato a fare il bagno di notte e mi hai regalato una stella. Davvero l'ultimo dei bruti. »
A quelle parole Keith capitolò e si abbandonò a una risata mentre si rimetteva a sedere in modo più o meno composto.
« Va bene, va bene, sei la mia stella brillante, ti amo alla follia e non posso fare a meno di te! Contento? »
Erano solo parole dette con leggerezza, senza un particolare significato, Lance lo sapeva, eppure si sentì scaldare il cuore.
Invece di alzarsi a sua volta, afferrò Keith per un braccio e se lo tirò nuovamente addosso.
« Ti amo anch'io, gattino. »
Bastò quella parola e lo vide arrossire furiosamente mentre balbettava uno stentato: « Falla finita. »
Lance gli lanciò un'occhiata stupita, poi le sue labbra si distesero in un sorrisetto poco rassicurante.
« Qualcuno qui ha qualche problema con i nomignoli? Gattino, cucciolo, tesoro, piccolo mio... »
« LANCE! »
Le sfumature di rosso sulle guance di Keith erano quanto di più soddisfacente avesse mai visto.
Fandom: Voltron: Legendary Defender
Rating: verde
Personaggi: Keith Kogane, Lance McClain
Pairings: Keith/Lance
Disclaimer: Voltron e tutti i suoi personaggi appartengono a Dreamworks & Netflix.
Note: Parte della Friends!AU. Doveva essere scritta per il compleanno di Lance, che era il 28 luglio, ma io sono una brutta persona...
Partecipa al contest "All summer long" di Fanwriter.it. Prompt: lavorare all'acqua park ha i suoi pro e contro. Bambini urlanti tutto i giorno, ma poi hai le chiavi per invitare la tua crush ad un appuntamento romantico notturno.
Beta: Myst
Word count: 5039 (fdp)
« Un lavoro?! »
L'esclamazione di Lance, riecheggiò per l'appartamento 16B, attirando addirittura l'attenzione di Hunk che si trovava in camera sua.
Keith incrociò le braccia e lo guardò di traverso.
« Qual è il problema? Puoi lavorare solo tu? »
« No, certo che no, però... L'Interstellar Cafè chiuderà per tutto il mese di agosto e questa è la nostra prima estate da fidanzati! Mi avevi promesso che l'avremmo trascorsa insieme. »
Lo sguardo di Keith si assottigliò, velandosi di scetticismo.
« Ok, ok, forse non me l'avevi proprio promesso. Ma lo davo per scontato! Keith! Non sai davvero cosa sia il romanticismo! »
Lance si portò una mano alla fronte, gettando la testa all'indietro, tutto preso dal suo dramma. Aveva fatto mille progetti, per quei mesi estivi, scelto un sacco di posticini romantici da visitare e attività da svolgere con il suo ragazzo, che però, a quanto pareva, non era dello stesso avviso.
Keith sospirò e appoggiò i gomiti sul tavolo della cucina. Faceva caldo ed era chiaro che non avesse nessuna voglia di sostenere quella conversazione. In realtà, si ritrovò a pensare Lance, Keith aveva ancora parecchio da imparare su come funzionassero le cose in una coppia. Certe decisioni andavano prese insieme.
« Il romanticismo non mi fa pagare la retta dell'accademia, Lance. » fu tuttavia la risposta a cui non poté obiettare. « Tu hai il posto all'Interstellar per arrotondare e i tuoi che ti danno una mano. Io ho solo una borsa di studio che non copre tutte le spese. Lo so, lo so, ci tenevi, e mi dispiace, ma ho davvero poca altra scelta. »
A quelle parole Lance non poteva davvero rispondere. Sapeva benissimo che Keith non aveva una famiglia a cui appoggiarsi e che era riuscito a farsi ammettere alla Garrison solo grazie ad una borsa di studio che aveva dimostrato quanto eccezionali fossero le sue capacità. Ed era stato proprio in virtù di quelle capacità che era stato ammesso a un corso a cui Lance ambiva da sempre, ma che non l’aveva accettato: quello di fisica astronomica che avrebbe tenuto le sue lezioni speciali nel planetario dell’accademia.
Sulle prime Lance ci era rimasto male, al punto da prenderla come un’offesa personale - in fondo frequentavano entrambi ingegneria aerospaziale e quel corso sarebbe servito anche a lui - ma alla fine aveva dovuto farsene una ragione. Il fatto che alcune lezioni si svolgessero in estate non era d’aiuto, ma si era ripromesso di non far pesare troppo a Keith la cosa. Avrebbero avuto comunque tempo per loro due, si era detto. Certo, se quel gomitolo di senso di responsabilità che era il suo ragazzo non avesse deciso che l’ammontare della borsa di studio non era più sufficiente.
« Posso almeno sapere dove lavorerai? »
« All'Acqua Park appena fuori città. » fu la risposta, pronunciata con una punta d’imbarazzo.
« All’Acqua Park? Sei serio? Keith, tu non sai nuotare! »
Keith prese a camminare su e giù per la cucina dell'appartamento, come faceva ogni volta che era nervoso.
« É già tanto che abbia trovato questo, anzi, devo ringraziare Coran che mi ha dato una mano. Sarò alla cassa delle piscine, quindi che sappia nuotare o meno ha poca importanza. »
Lance sbuffò, mostrando la sua totale disapprovazione per quell'idea. Si allungò sulla sedia dov'era seduto e chiese ostentando indifferenza: « Quanto durerà questo fantastico lavoro? »
« Fino alla fine di agosto. Ti ho già detto che mi dispiace, che altro posso fare? Mettiti nei miei panni! »
« I tuoi panni mi starebbero stretti, Kitty-boy. » sentenziò Lance, alzandosi e lasciando la stanza.
Per quel che lo riguardava, quella conversazione finiva lì.
Se ci rifletteva con calma, Lance poteva capire perfettamente le ragioni che avevano portato Keith a comportarsi in quel modo. Il punto era che, davvero, non aveva nessuna voglia di ragionarci con calma.
Questo era quello che pensava mentre si allacciava il grembiule e si apprestava ad iniziare il proprio turno all'Interstellar Cafè, dove lavorava part-time come cameriere.
Keith gli aveva giocato un brutto tiro, addirittura lavorare per tutto il mese di agosto, mentre lui sarebbe stato libero. Inammissibile. Senza contare che, proprio in quel periodo, aveva progettato di tornare a casa e presentare Keith alla sua famiglia. Ne avevano sentito parlare così tanto che, ora che stavano insieme, gli sembrava il minimo farli incontrare di persona. Ci aveva ragionato un sacco, vista l’importanza del gesto, ma era altrettanto sicuro che sarebbe andata bene. Si amavano, non poteva essere altrimenti.
Peccato che Keith non la pensasse allo stesso modo e gli avesse rotto le uova nel paniere senza preoccuparsene minimamente.
« Cos’è quella faccia scura? Non ti si addice! »
L’esclamazione, proveniente da uno dei tavolini poco lontani, attirò la sua attenzione e gli strappò suo malgrado un sorriso quando riconobbe gli avventori.
Shiro, il vicino del piano di sopra, e Allura, l’amministratrice del palazzo, gli stavano facendo cenno di avvicinarsi.
« Ciao, Allura! Shiro! Ehi, dove hai lasciato Pidge? »
Era strano vederlo senza la sua giovane fidanzata e in compagnia dell’ex. Tuttavia erano talmente in buoni rapporti tra loro che Lance non si pose il minimo problema a fare domande che per chiunque altro sarebbero state indiscrete.
« Sembra che ci sia una lezione speciale all’accademia. » spiegò Shiro. « Qualcosa che ha a che fare con lo spazio e, anche se non fa parte del suo corso, ha voluto provare ad infiltrarsi. Aspetto aggiornamenti da un momento all’altro. »
Così dicendo, posò il proprio telefono sul tavolo e sorrise.
Una lezione speciale, già. Quella di fisica astronomica al planetario, la stessa a cui stava partecipando Keith.
« Tu invece perché hai quella faccia? » s’interessò Allura, premurosa. « Non dirmi che mister Zarkon del terzo piano è venuto di nuovo a minacciarvi per l’affitto! Gli avevo detto che me ne sarei occupata io. »
Mister Zarkon era il proprietario della palazzina e a volte, per brevi periodi, risiedeva al terzo piano, nell'appartamento di fronte a quello di Shiro. Odiava il fatto che la maggior parte degli inquilini fossero studenti e il suo hobby era dare loro il tormento con l’affitto arretrato.
Lance avrebbe quasi preferito che il motivo del suo cattivo umore fosse lui.
« No, lui non c’entra, ma ti ringrazio per l’interessamento. » disse, accomodandosi con aria mesta assieme a loro e sperando che il proprietario del bar non lo notasse troppo presto. « Shiro, io e te abbiamo molto in comune: siamo entrambi meno importanti della fisica astronomica, e anche degli Acqua Park, oserei dire. »
Quella battuta fece sì che si guadagnasse un paio di sguardi interrogativi, ma nessuno dei due fece domande.
« Pidge tiene un sacco a quel corso. » disse invece Shiro. « Matt ha detto che sarebbe stata disposta ad hackerare il database dell'accademia se non l'avessero lasciata assistere. Davanti a tanto ardore e fame di conoscenza, chi sono io per protestare? »
« É davvero bello quando la persona che ami capisce le tue passioni e le tue necessità. » fece eco Allura. « Non c'è niente di più soddisfacente che sentirsi supportati da chi ci sta vicino. »
Lance spostò lo sguardo dall'uno all'altra, avvertendo una sorta di accusa sottintesa, che di certo si trovava solo nella sua testa.
« E tu, Lance, che problemi hai con l'astrofisica e gli Acqua Park? » continuò Allura, sinceramente interessata e, di certo, disposta ad aiutare qualora ce ne fossero stati effettivamente.
Lance scosse la testa, abbozzando un sorriso e dando retta finalmente alla propria coscienza.
« Nessuno, in effetti. L'astrofisica è molto interessante e anche a me sarebbe piaciuto seguire quel corso. Se Pidge hackera il database, dovrò ricordarmi di dirle di inserire anche me. Quanto agli Acqua Park... »
Alzò le spalle, come se improvvisamente non fosse più così importante.
« É un sacco che non ci vado, pensavo che sarebbe stato carino farci un salto quest'estate. »
Perché, in fondo, non c'è niente di più soddisfacente che supportare la persona che ami. Anche se ti manda all'aria i progetti di vacanza.
Keith chiuse il libro di testo e lo infilò nello zaino, per poi alzarsi dalla poltroncina girevole.
Di tutte le persone con cui si sarebbe aspettato di trovarsi faccia a faccia all'uscita del planetario, Pidge era di certo l'ultima della lista.
« Cosa ci fai qui? » chiese, stupito, in risposta al suo allegro: « Oh, ehi! »
La ragazza gli mostrò un sorriso a trentadue denti, chiaramente elettrizzata dalla lezione appena trascorsa.
« Ho pensato che non potevo perdermi questo corso per nulla al mondo e avevo ragione! »
« Sei un anno indietro. » obiettò Keith, come se questo potesse essere davvero un problema per lei.
Infatti Pidge alzò le spalle, noncurante.
« Ho hackerato l'elenco degli ammessi. »
Quelle parole fecero accendere nella mente di Keith una lampadina: Lance teneva enormemente a quel corso ed era rimasto molto male nel non figurare tra i candidati, quindi, forse, avrebbe potuto...
« Potresti farlo di nuovo? » chiese quindi, speranzoso, ma le sue aspettative vennero immediatamente messe a tacere da un lieve scuotimento di testa.
« Non a corso iniziato, senza contare che, ad un secondo accesso, si moltiplicano le possibilità di venire scoperti. »
Doveva aver fatto un'espressione parecchio delusa, perché Pidge si affrettò ad aggiungere: « Non prendertela, vedrai che Lance verrà ammesso alla prossima graduatoria. »
Mentre s'incamminavano insieme nel cortile dell'accademia, i suoi pensieri continuavano a frullare attorno a quel punto: Lance avrebbe voluto assistere alle lezioni di fisica astronomica, perché ovviamente Lance adorava le stelle, e a breve sarebbe stato il suo compleanno; ci teneva a fargli un regalo speciale, ma si sarebbe trattato dell'ennesima spesa per cui la borsa di studio di Keith non era più sufficiente. Inoltre, proprio per quel motivo, avevano anche discusso, quindi serviva un modo degno per farsi perdonare.
Si voltò lentamente in direzione dell'amica, come se la risposta fosse sempre stata lì, a passeggiare accanto a lui.
« Pidge... »
« No. » rispose immediatamente lei.
« Non sai neanche cosa voglio chiederti! » protestò Keith, indignato.
« So che non mi piacerà. E va bene, dimmi. »
« Pensi che sarebbe possibile avere l'accesso al planetario fuori dall'orario delle lezioni. Ad esempio... di notte? »
Pidge sgranò gli occhi: era evidentemente peggio di quanto si aspettasse. Si prese alcuni istanti per riflettere e alla fine rispose con cautela.
« Tecnicamente sì, ma prima di andare in galera vorrei laurearmi e, se possibile, andare nello spazio. In ogni caso mi seccherebbe finirci per aver permesso a te e Lance di amoreggiare in una proprietà privata. »
« Ok, ok, ho afferrato il concetto. »
Niente da fare, avrebbe dovuto trovare un'altra soluzione.
“L'altra soluzione” fu il pensiero fisso di Keith per tutta la mattinata successiva, mentre se ne stava appoggiato al banco della cassa dell'Acqua Park, fissando distrattamente la superficie scintillante dell'acqua e invidiando quelli che vi stavano a mollo. Faceva caldo e si approssimava l'ora di pranzo, persino la colonia estiva in gita si era rifugiata all'ombra delle frasche sul prato poco più in là, rendendo l'atmosfera più tranquilla. Keith soffocò uno sbadiglio e appoggiò la testa sul palmo della mano.
La sera precedente Lance non gli aveva parlato, se non per il minimo indispensabile, facendogli temere che ce l'avesse ancora con lui. Era una brutta sensazione, che gli riportava alla mente il periodo prima che si mettessero insieme, quando Keith aveva addirittura considerato l'idea di cambiare casa. Certo, ora la situazione non era così grave, ma lo impensieriva ugualmente.
« Ehi, Keith! »
L'esclamazione attirò la sua attenzione e vide il bagnino delle piscine accanto all'ingresso avvicinarsi con un sorriso. Lo salutò con un cenno della mano e l'altro gli diede una pacca amichevole sulla spalla.
« Rolo. »
« Fammi un favore, tieni d'occhio qui per qualche minuto, ok? »
Keith gli rivolse un'occhiata incredula, certo di aver capito male.
« Cosa? No, non posso! »
« Eddai, Keith, vado solo a bere un caffè, un paio di minuti. Che vuoi che succeda? »
Già, cosa poteva succedere in un paio di minuti? Nulla, vero? Certamente no.
« Ok, però fai in fretta. Questo non è il mio lavoro, non lo posso fare! »
Rolo gli strizzò l'occhio, in segno di ringraziamento, ed entrò nell'edificio dove si trovava il bar, lasciandolo a guardia dei pochi bagnanti.
Keith si appoggiò con la schiena al muro esterno del piccolo locale della cassa e lasciò che il suo sguardo tornasse a vagare e la sua mente a perdersi nei pensieri. Voleva fare pace con Lance il più presto possibile, non poteva certo aspettare fino al suo compleanno, mancavano ancora tre settimane! Quella sera avrebbe provato a parlargli, magari di fronte a una pizza: Lance aveva sempre apprezzato quando uscivano a mangiare una pizza.
Era talmente assorto nei suoi progetti, che quasi non notò l'enorme bicchiere di frullato che gli venne allungato sotto il naso. Quando alzò lo sguardo, stupito, i suoi occhi ne incontrarono un paio azzurri, corredati di un sorriso sornione.
« É quasi ora di pranzo, vuoi favorire? » chiese Lance, facendogli l'occhiolino.
« Cosa ci fai qui? » esclamò invece Keith, stupefatto. « Pensavo ce l'avessi con me, che odiassi l'idea di questo lavoro e... »
Il suo sguardo scivolò verso il basso, sul torace abbronzato del ragazzo.
« … Sei senza maglietta. » constatò.
Lance alzò un sopracciglio e gli restituì un'espressione perplessa.
« Keith? Siamo in piscina? »
Affermazioni con il tono voluto di domande retoriche e la risata sulle labbra.
« Sono qui come cliente. Per caso t'infastidisce che qualcuno mi guardi? »
« Che stupidaggine. » lo liquidò Keith, afferrando il bicchiere di frullato e bevendone un sorso. Conteneva delle fragole, niente male.
Lance rise e gli punzecchiò il fianco.
« Sei carino quando fingi di non essere geloso. Comunque no, non ce l'ho con te. Non impazzisco di gioia all'idea di questo lavoro maaaaa... capisco che ti serva e smetterò di fare il bambino capriccioso. Per questo ti ho portato il frullato della pace. »
Keith sorrise e stava per sporgersi verso di lui e dargli un bacio, quando uno strillo lo fece bloccare a metà del gesto. Voltandosi di scatto, si rese conto che proveniva dalla piscina più grande, quella profonda cinque metri.
Il frullato finì miseramente sul pavimento mentre entrambi accorrevano alle grida di una bambina, in acqua, e di una ragazza della colonia, a bordo piscina. Keith la raggiunse in un attimo, ma si bloccò ad un passo dall'acqua: era una piscina profonda, lui non sapeva nuotare, se si fosse tuffato avrebbe finito per...
Gli schizzi che lo raggiunsero, lo riscossero, mostrandogli Lance che raggiungeva la bimba in un paio di bracciate e la trascinava a riva.
L'animatrice l'accolse a braccia aperte, piangendo, scusandosi e ringraziando Lance infinite volte.
« Non so come sia potuto succedere, l'ho persa di vista solo un attimo! Grazie, oh, grazie infinite! L'hai salvata! Grazie! » continuava a ripetere, mentre Keith osservava la scena ancora incredulo.
Era successo tutto in pochi secondi e, se non fosse stato per Lance, quella bambina probabilmente sarebbe annegata. E tutto perché lui non era stato in grado di portare a termine un compito che gli era stato affidato per pochi minuti. Non l'aveva nemmeno vista avvicinarsi all'acqua.
« Ehi, Keith! Che succede? »
La voce di Rolo lo raggiunse, in tono seccato, mentre il bagnino accorreva verso di loro. Più che preoccupato, sembrava infastidito dall'accaduto.
« Insomma, ti avevo detto di tenere d'occhio le piscine! » lo sgridò. « Stai cercando di uccidere dei clienti? »
Quelle parole colpirono Keith, pungolando il suo senso di colpa e portandolo ad alzare lo sguardo verso Rolo, desolato.
« Mi dispiace, io... »
« EHI! »
L'esclamazione di Lance fece voltare tutti nella sua direzione. Il ragazzo era ancora in piedi a bordo piscina, le mani piantate sui fianchi e un'espressione che non prometteva niente di buono.
« Si può sapere perché te la stai prendendo con Keith? Mi sembra di capire che sia tu il bagnino, quello che dovrebbe tenere d'occhio le piscine. E invece non c'eri! Guarda un po', proprio mentre una bambina era nei guai. Comodo prendersela per le proprie mancanze con chi non ha colpa, eh?!»
« Ma che vuoi? Sei il suo ragazzo, forse? Fatti gli affari tuoi. » sbottò Rolo, con un'evidente coda di paglia.
« Indovina un po'? Sì, sono in suo ragazzo! E se non la fai finita immediatamente, io... »
« Lance! »
« Sai che fine fa la gentaglia come te? Lo sai? »
« Lance, per favore. »
« Licenziata! Li.Cen.Zia.Ta. »
« LANCE! »
Finalmente Keith riuscì a farsi dare retta, tentando di mettere una pezza al fatto che tutti i clienti dell'Acqua Park li stessero guardando e che l'animatrice, con ancora la bambina in braccio, sembrasse più terrorizzata di prima.
Rolo lanciò un'occhiata intorno e si allontanò mugugnando un paio di insulti tra i denti.
Keith sospirò e si scusò con la ragazza, che scosse la testa sorridendo.
« Non è colpa tua, se non fosse stato per voi non so cosa sarebbe successo. Ancora grazie infinite. »
Mentre tornava verso la postazione della cassa, si sentì sfiorare la mano e, voltandosi, vide Lance accennare un pallido sorriso.
« Ehi, ha ragione lei, sai? Non è colpa tua, quello non era il tuo lavoro. »
Keith sospirò.
« Può essere, ma se avessi saputo nuotare, avrei potuto aiutare quella bambina. Se non ci fossi stato tu... Forse avevi ragione a dire che non ha senso che io faccia questo lavoro. »
Lance si bloccò e lo afferrò per le spalle.
« Era una situazione che non avrebbe nemmeno dovuto crearsi. Non era qualcosa che ci si aspettava da te. Non è colpa tua. Smettila di guardarmi in quel modo. Non lo è, punto. »
« Ok, ok, ho capito. » capitolò Keith, annuendo.
« Bene. Ora che siamo d'accordo, posso andare a prenderti un altro frullato. »
Nelle settimane successive, Lance si presentò diverse volte all'Acqua Park come cliente, passando il tempo a chiacchierare con Keith, ma non gli capitò più di incontrare Rolo. Quando ne chiese notizie, venne a sapere che l’animatrice della colonia estiva aveva presentato una lamentela alla direzione, che aveva portato al licenziamento del bagnino. Allo stesso tempo, la ragazza aveva chiarito quanto Keith e “il suo amico” fossero stati d’aiuto, e il proprietario, con suo grande sollievo, gli aveva confermato la propria fiducia.
Lance non lesinò manifestazioni di entusiasmo davanti alla notizia, anche se Keith continuava a sostenere di non meritarselo e di avere parte della responsabilità.
« Smettila di brontolare. » lo aveva ammonito, un pomeriggio. « É solo un bene che tu sia riuscito a tenerti questo lavoro. Dalla prossima settimana l’Interstellar chiuderà per ferie e mi sarei annoiato a stare a casa tutto il tempo. »
Keith gli aveva restituito un’occhiata perplessa, mettendo da parte il fondo cassa che stava contando in previsione del cambio turno.
« Come sarebbe, a casa? Non dovevi tornare dai tuoi? Ero convinto che saresti stato via per tutto il mese di agosto. »
« E lasciarti qui da solo tra il lavoro e il corso in accademia? Rischiavo di ritrovarti stecchito perché ti eri dimenticato di mangiare o qualcosa del genere. »
Lo aveva detto come se non fosse stato niente d’importante, ma non aveva potuto fare a meno di sorridere quando aveva visto gli occhi dell’altro spalancarsi.
« Andrò a trovare la mia famiglia la prossima volta che potrai venire anche tu. »
L’espressione di Keith si era illuminata.
« Non è necessario, davvero… » aveva iniziato, ma non era riuscito a impedirsi di sorridere a sua volta, dimostrando a Lance che quella fosse stata una buona idea. « Dovresti festeggiare il compleanno con loro. »
« Lo festeggerò con te e gli altri, non potrei chiedere di meglio. »
A quelle parole, Keith aveva assottigliato lo sguardo e inclinato leggermente la testa di lato, come colpito da un’idea improvvisa.
« Mi verresti a prendere in chiusura, giovedì? Farò un paio d’ore di straordinario quindi penso che verso le 22:00 vada bene. »
Lance si era sforzato di non mostrarsi troppo stupito da quell’improvviso cambio di argomento, e si era limitato ad annuire.
Il giorno richiesto si era presentato all’appuntamento ma, invece uscire dal complesso e tornare a casa, Keith lo aveva invitato ad entrare.
Non aveva idea del perché gli avesse chiesto di raggiungerlo o di cosa avesse in mente, ma il suo ragazzo sembrava tenerci molto e Lance non si era mai tirato indietro quando si trattava di fare qualcosa sopra le righe.
Più avanzavano nella zona delle piscine, più l’atmosfera dell’Acqua Park di notte gli sembrava inquietante.
Keith sparì per un attimo nel gabbiotto della cassa, azionando qualcosa sul quadro elettrico, e l'intero parco s'illuminò di una tenue luce azzurra, proveniente dalle piscine stesse.
Lance non trattenne un piccola esclamazione di stupore, mentre avanzava tra le aiuole, avvolto da quella luminosità quasi surreale.
« Mi hai fatto venire qui per mostrarmi questo? » chiese, affascinato.
Keith lo raggiunse e gli prese la mano, guidandolo verso il bordo di una delle piscine
« Non solo. Puoi fare il bagno, se vuoi. Abbiamo tutto lo spazio per noi. »
Lance non poteva credere alle proprie orecchie: avere una piscina tutta per sé era sempre stato un suo segreto desiderio, ma sapeva che, soprattutto d'estate, si trattava di qualcosa di irrealizzabile.
« Non ti creerà dei problemi? » obiettò infatti, ma Keith rise.
« No, il signor Blaytz mi ha dato le chiavi, dicendomi di portare il mio amico che è stato così d'aiuto. Vedila come una specie di ricompensa. »
« Questo Blaytz mi piace, è un tipo intelligente. » commentò Lance con una risatina, sfilandosi la maglietta. « Posso spogliarmi o ti verrà un'altra crisi di gelosia verso il nulla? »
Keith gli rifilò una smorfia, mentre si svestiva a sua volta.
« Scemo! »
L'acqua era tiepida, memore del sole di quel pomeriggio, e Lance vi si abbandonò con un mormorio estatico. Adorava galleggiare, lasciarsi scivolare attraverso di essa, affondarvi e sentire la spinta che lo riportava a galla. Era nato per stare in acqua e sentiva la nostalgia del mare.
« Keith! Non vieni? » esclamò, riemergendo e allontanandosi dagli occhi i ciuffi di capelli bagnati.
Il ragazzo, seduto sul bordo e con la gambe a bagno fino alle ginocchia, scosse la testa lentamente.
« Sai che non posso. Non preoccuparti, divertiti, mi piace guardarti. »
C'erano poche cose che Lance McClain non poteva sopportare, e una di queste era lo sguardo del suo ragazzo quando sorrideva in quel modo. Nessuno avrebbe potuto sostenerlo, era letteralmente un'arma di distruzione di massa.
Per questo Lance nuotò verso di lui e gli prese una mano tra le proprie.
« Andiamo, dai. Ti tengo io, giuro che non ti lascio andare a fondo. »
La prima parte della piscina non era profonda, si poteva toccare agevolmente, quindi Keith finì per seguirlo senza opporre troppa resistenza e Lance rise quando se lo ritrovò tra le braccia.
« Ehi! Buonasera! »
L'acqua gli arrivava solo fino alle spalle, ma Keith restava comunque stretto a lui, per niente a proprio agio, per questo Lance decise che fosse il caso di farlo sciogliere un po'. Dopotutto erano lì per divertirsi, doveva essere una bella serata e non gli piaceva sentirlo così rigido.
Lasciò scivolare le mani sulla sua schiena, oltre i fianchi, e vide gli occhi di Keith spalancarsi quando proseguirono dal suo fondoschiena alle cosce. Strinse le dita, spinse verso l'alto e se lo trovò letteralmente in braccio. Per reazione, Keith gli avvolse le gambe attorno alla vita e le braccia attorno al collo.
« Che stai facendo?! » esclamò.
« Niente che non ti piaccia. » rispose Lance, ridendo. « Normalmente non riesco a sollevarti, così ho pensato di farmi dare una mano dall'acqua e sperimentare come ci si sente a stringere un Kitty koala! »
« Te l'ho già detto che sei scemo? »
« Non te ne fai mancare una, baby! »
Alzò il volto, verso quello di Keith, e lo baciò. L'altro ragazzo, sulle prime, gli sembrò incerto, ma bastò qualche istante perché si rilassasse contro di lui e ricambiasse il bacio. Lance sorrise contro le sue labbra e si lasciò andare nell'acqua, inducendo Keith a fare lo stesso. Anche se si teneva sempre a lui, la sua presa era meno stretta e arrivò addirittura a distendere le gambe e a lasciarsi sostenere dall'acqua.
Lance sentì sotto i piedi il gradino che segnava lo strapiombo di cinque metri in cui la piscina sprofondava, ma fece finta di nulla e continuò a lasciarsi galleggiare con Keith appoggiato al suo petto.
« Vai alla grande, tesoro. » scherzò, accarezzandogli i capelli e incantandosi di fronte alle ciocche corvine che fluttuavano a pelo dell'acqua.
« Non prendermi in giro. » fu la risposta borbottata che lo raggiunse.
« Non lo sto facendo. Anzi, se vuoi, potrei davvero insegnarti a nuotare. Se Blaytz ti lascia le chiavi, potremmo farne un appuntamento fisso. »
« E io potrei addirittura darti retta. »
Lance gli posò un bacio sulla fronte.
« Sono a tua completa disposizione. »
Circa un'ora dopo, erano distesi nel prato accanto alle vasche, avvolti in due degli accappatoi messi a disposizione per i clienti. La luminescenza debole e soffusa creava un'atmosfera surreale e non disturbava l'osservazione del cielo.
« Avrei voluto portarti al planetario. »
La voce di Keith, inusualmente bassa, spezzò il silenzio.
Lo sguardo di Lance fu subito su di lui.
« Quello dell'accademia, intendo. Sai, per via del corso e tutto il resto... Però Pidge mi ha detto che se si fosse di nuovo introdotta nel sistema, ci avrebbero arrestati tutti. »
Lance sbuffò una risatina e intrecciò le dita con le sue.
« Prima di andare in galera, mi piacerebbe andare nello spazio. » commentò, divertito.
Keith però non sembrava altrettanto allegro.
« É la stessa cosa che ha detto Pidge. »
« E ha ragione. »
Lance si voltò su un fianco e strinse la mano tra le proprie.
« Non m'importa niente del corso, anzi, sono contento che tu lo stia frequentando. Ci proverò di nuovo il prossimo semestre. Keith, davvero, non hai nessuno motivo di sentirti in colpa per un tuo traguardo. »
« Sì, ma... »
« Niente ma. Sei lì perché te lo meriti, punto e basta. Se sono stato invidioso, per un attimo, sono stato uno stupido. E poi stare qui, con te, di notte, è molto meglio che stare chiusi dentro un planetario. »
Finalmente quel commento lo fece sorridere, ma durò solo un istante, dopodiché Keith lasciò la sua mano e si alzò, per allontanarsi attraverso il prato.
Lance si sedette e lo seguì con lo sguardo, perplesso, preoccupato, sulle prime, di aver detto qualcosa di sbagliato. Pochi minuti dopo, lo vide tornare con in mano una scatola: era bianca con sottili decorazioni dorate, ed era chiusa da un fiocco dello stesso colore.
Lance sollevò un sopracciglio, quando Keith gliela porse.
« Il mio compleanno è domani. »
« In realtà è oggi. Da almeno... » Keith lanciò una rapida occhiata all'orologio. « … quattro minuti. Auguri. »
La sua espressione si aprì in un sorriso dolce e Lance sentì mancare un battito, come sempre ogni volta che succedeva. Chissà se si rendeva conto dell'effetto che gli faceva?
« Posso aprirlo? » chiese, fremendo di curiosità.
Quando Keith annuì, si risolse a sciogliere il fiocco e a lasciarlo cadere sull'erba. Sollevò il coperchio, cautamente, e scoprì all'interno della scatola quelli che sembravano dei documenti. Li sollevò, dubbioso, e sotto di essi trovò una cornice con all'interno una sorta di attestato. Scorse velocemente la pergamena decorata a sua volta in oro e vi riconobbe il proprio nome, seguito da una serie di lettere e cifre. Impiegò alcuni istanti a capire ma, quando realizzò, i suoi occhi si spalancarono, increduli.
« Mi hai regalato una stella?! » esclamò a voce troppo alta nel silenzio della notte.
Keith tentennò per un attimo prima di annuire, un sorriso timido sulle labbra, e Lance desiderò baciarle all'istante.
Non pose tempo tra il pensiero e l'azione, e un istante dopo si ritrovò sulla schiena, con Keith addosso che ricambiava appassionatamente i suoi baci.
« Se fossi al mio posto, adesso te ne usciresti con qualche battuta squallida sul genere di “Sei tu la stella più luminosa”. » lo sentì mormorare ad un certo punto, in un tono ironico che gli strappò una risata.
« Non hai bisogno di ricorrere al sarcasmo se vuoi farmi un complimento. » ribatté Lance, con un ghigno che fece imbronciare Keith.
« Non era un complimento. »
« Oh, sì che lo era. Lo era eccome. Volevi dirmi che sono la tua stella brillante, che mi ami alla follia e non puoi fare a meno di me. » esclamò, punzecchiandolo su un fianco.
« Stupidaggini. Sai benissimo che non sono così sdolcinato, ti stavo prendendo in giro. »
« Già, sei così poco sdolcinato che per il mio compleanno mi hai portato a fare il bagno di notte e mi hai regalato una stella. Davvero l'ultimo dei bruti. »
A quelle parole Keith capitolò e si abbandonò a una risata mentre si rimetteva a sedere in modo più o meno composto.
« Va bene, va bene, sei la mia stella brillante, ti amo alla follia e non posso fare a meno di te! Contento? »
Erano solo parole dette con leggerezza, senza un particolare significato, Lance lo sapeva, eppure si sentì scaldare il cuore.
Invece di alzarsi a sua volta, afferrò Keith per un braccio e se lo tirò nuovamente addosso.
« Ti amo anch'io, gattino. »
Bastò quella parola e lo vide arrossire furiosamente mentre balbettava uno stentato: « Falla finita. »
Lance gli lanciò un'occhiata stupita, poi le sue labbra si distesero in un sorrisetto poco rassicurante.
« Qualcuno qui ha qualche problema con i nomignoli? Gattino, cucciolo, tesoro, piccolo mio... »
« LANCE! »
Le sfumature di rosso sulle guance di Keith erano quanto di più soddisfacente avesse mai visto.
