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Titolo: La festa delle stelle innamorate
Fandom: Voltron: Legendary Defender
Rating: verde
Personaggi: Keith Kogane, Takashi "Shiro" Shirogane
Pairings: Shiro/Keith
Disclaimer: Voltron e tutti i suoi personaggi appartengono a Dreamworks & Netflix.
Note: Pre- Kerberos
Patecipa all'evento "La notte di Tanabata" di Fanwriter.it
Prompt: A ha avuto una promozione e partirà presto. B gli propone un appuntamento/viaggio last minute nel weekend di Tanabata. Bonus: Pegno d'amore
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I partecipanti alla missione Kerberos erano stati selezionati mesi prima, l'addestramento era stato completato con successo, mancavano solamente due settimane al lancio e Keith non si era mai sentito così in preda all'angoscia. Shiro sarebbe partito presto e sarebbe stato più lontano da lui di quanto non fosse mai stato in vita sua. Irraggiungibile, ai confini del sistema solare.
Il solo pensiero faceva crescere in lui un tipo di ansia che non si era mai permesso di provare: quella di perdere qualcosa. Nella sua vita aveva sempre avuto ben poco e ancora meno che si potesse definire di “sua proprietà”: in quel preciso momento poteva dire di possedere solo due cose, la sua hoverbike e Shiro. E se la prima era solamente un oggetto senza particolare significato, il secondo era la persona più importante della sua vita.
Non che non fosse felice dei suoi successi professionali, anzi, ne era veramente orgoglioso, ma il timore rimaneva.
Era successo ai primi di luglio. I tempi erano stretti, la preparazione di uomini e mezzi ancora in corso e le cose da fare più di quante chiunque si fosse immaginato. La squadra avrebbe dovuto avere dei giorni di permesso per salutare le famiglie, ma questo non era stato possibile. Sam e Matt Holt erano riusciti a fare una breve visita a casa, ma per Shiro non era stato possibile imbarcarsi per il Giappone. Un viaggio troppo lungo e impegnativo, si era detto, per essere compiuto a ridosso della partenza. Il giovane pilota, ovviamente, non aveva protestato, ma Keith aveva notato immediatamente il suo sguardo deluso.
Quella sera Shiro non aveva cenato alla mensa degli ufficiali insieme ai superiori, ma si era invece attardato con Keith al tavolo della sala comune. La conversazione aveva mantenuto toni superficiali per tutto il tempo, finché Keith non aveva abbassato lo sguardo, frustrato dal senso d'impotenza che provava.
« Mi dispiace. » aveva mormorato. « Sono stati ingiusti. »
Shiro aveva accennato un sorriso e gli aveva sfiorato la mano con la punta delle dita, facendo attenzione che nessuno badasse a loro.
« Sono qui con te e mi basta. » aveva risposto.
Keith si era sentito stringere il cuore e aveva deciso che avrebbe fatto di tutto per non fargli rimpiangere quell'occasione perduta.

« Sai che dovrei farti un rapporto disciplinare per questo? » brontolò Shiro, mentre sgusciavano per i corridoi bui e deserti della base.
« Certo. » rispose Keith con un sorrisetto, non accennando nemmeno per un attimo a lasciare la sua mano. « Ma so anche che non lo farai, perché sei troppo curioso di scoprire dove ti sto portando. »
Un piccolo sbuffo seguì quelle parole e Keith capì subito che l'altro stava ridendo: non era certo la prima volta che sgattaiolavano fuori dopo il coprifuoco ed era stato Shiro stesso a mostrargli le scorciatoie, quindi non poteva davvero permettersi di fare il bacchettone.
Una volta varcato l'ultimo cancello, entrambi tirarono un sospiro di sollievo e Keith si diresse verso un anfratto poco lontano: lì, tra le rocce, aveva nascosto la sua hoverbike, proprio in vista di quella notte, già equipaggiata con tutto il necessario.
Shiro gli lanciò un'occhiata perplessa quando lo invitò a salire.
« Mi stai proponendo una fuga nel deserto? »
« Qualcosa del genere. » confermò Keith, sorridendo e mettendo in moto.
Correre al buio sulle strade sterrate, tra canyon e dune, trasmetteva un senso di libertà che nessuno dei due aveva sperimentato altrove. Per Keith la sua massima espressione erano poter pigiare al massimo sull'acceleratore mentre le braccia di Shiro gli stringevano la sua vita, il vento tra i capelli, la sabbia che si sollevava. Lì, in mezzo a quel nulla infinito, c'erano solo loro due e potevano finalmente stare vicini senza dover temere le conseguenze.
« Dove mi porti? » esclamò ad un tratto Shiro direttamente accanto al suo orecchio, il tono reso euforico dalla velocità.
« Via. Lontano. Il più lontano possibile. »
A volte pensava di volerlo fare davvero: andare in un posto dove nessuno li conosceva, lontano da tutto, dove avrebbero potuto stare insieme senza il timore di sguardi indiscreti. Ma poi pensava al sogno di Shiro, al suo sogno, a quelle stelle che entrambi volevano raggiungere, e s'imponeva di avere pazienza. Forse quel posto speciale era proprio lassù, oltre le nuvole, e prima o poi ci sarebbero andati insieme.
Fermò la moto nel pieno di un landa desertica, quando giudicò che fossero abbastanza lontani da ogni possibile fonte luminosa, e iniziò a stendere la coperta che aveva portato con sé.
« Keith, adesso posso sapere perché siamo nel bel mezzo del nulla? » chiese ancora Shiro, sempre con quel sorriso gentile sulle labbra. « Siamo davvero venuti a vedere le stelle? »
Keith arrossì un poco e finse di sistemare i lembi della coperta, nonostante, dopo aver spento i fari dell'hoverbike, fossero praticamente al buio.
« Mi dispiace che sia stata un'idea banale, ma ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che oggi cade una festività giapponese tradizionale e... ho pensato che ti avrebbe fatto piacere. »
Sbirciò di sottecchi l'espressione di Shiro e, nella semioscurità, lo vide spalancare gli occhi.
« Oggi è Tanabata, la festa delle stelle innamorate. Keith... »
Si sentì stringere in vita e Shiro appoggiò la fronte contro la sua.
« Keith, grazie. É stato un pensiero davvero dolce. »
A quel gesto, si sciolse completamente e ricambiò la stretta, abbracciando Shiro più forte che poté. Non sapeva per quanto tempo non avrebbe più potuto farlo, ma ora non voleva pensarci: quella notte era solo per loro.
Si sdraiarono insieme sulla coperta, le dita sempre intrecciate e lo sguardo rivolto alla volta celeste.
La luna era solamente un sottile spicchio argenteo e la sua luce non disturbava minimamente i milioni di astri che ammiccavano scintillanti nello spazio profondo.
« Considerando la latitudine, questo dovrebbe essere all'incirca il cielo che si vede anche da Tokyo.» mormorò Keith, spaziando con lo sguardo alla ricerca delle due stelle a cui era intitolata la festa.
Shiro annuì, alzando una mano e indicando a colpo sicuro.
« Infatti quella è Vega, la tessitrice. »
« Dove? »
Keith si sporse verso di lui e la direzione che indicava, finendo per appoggiarsi alla sua spalla.
« Non la vedo... »
« É proprio là, guarda, quella stella particolarmente luminosa. »
Keith alzò la testa nella speranza di individuarla finalmente, ma invece della stella, si vide posare un bacio sulla fronte.
« Shiro! Mi prendi in giro? » brontolò arrossendo. « Pensavo che si vedesse davvero. »
« Si vede, infatti. »
Shiro gli circondò le spalle con un braccio, avvicinandolo e portandolo a guardare lungo la traiettoria che stava indicando.
« Eccola. E quella appena più in giù, un po' meno luminosa, è Altair, il mandriano. »
Finalmente Keith riuscì ad individuare le due stelle e annuì entusiasta. Anche Shiro sembrava felice e questo lo riempiva di una tenerezza che raramente aveva provato.
« Sai, » continuò Shiro, sempre tenendolo stretto. « quando ero piccolo pensavo che la leggenda di Tanabata fosse crudele. Conosci la storia? Quando la tessitrice Orihime e il mandriano Hikoboshi si innamorarono, finirono per dedicarsi completamente l'uno all'altra trascurando i loro doveri, quindi il padre della fanciulla, che era il Signore del Cielo, li punì separandoli. Solo per pietà permise loro d'incontrarsi una volta all'anno sulle sponde del Fiume Celeste. »
« Il Fiume Celeste... »
Keith alzò un dito e tracciò una linea immaginaria nel cielo.
« … è la Via Lattea. »
« Già. Pensavo che fosse orribile che due innamorati fossero costretti a stare lontani, invece ora ho capito che rivedersi è la ricompensa per aver portato a termine i loro doveri, per questo ancora più dolce. »
Keith socchiuse gli occhi e sospirò: gli era chiaro dove Shiro volesse andare a parare, solo aveva sperato che non si fosse accorto del suo stato d'animo. A pensarci era stato uno sciocco, Shiro lo guardava sempre, anche quando non ci faceva caso, era impossibile che non si fosse reso conto della sua tristezza e della sua ansia.
« Non devi preoccuparti. » disse infatti. « Vedrai, tornerò prima di quanto pensi e rivedersi sarà ancora più bello.»
Keith sorrise e si strinse a lui, sperando che quelle parole corrispondessero a verità.
Dopo alcuni istanti si sciolse dalla stretta e si alzò per tornare all'hoverbike. Lo sguardo di Shiro lo seguì per tutto il tempo, curioso, e s'illuminò quando lo vide tornare accanto a lui con le mani piene di strisce di carta colorate.
« Non posso crederci... » mormorò, e Keith si sentì scaldare il cuore.
« Mi dispiace di non essere riuscito a procurarmi un bambù, ma se vuoi, tornando, possiamo fare una deviazione e appenderli all'albero vicino a casa mia. »
« Oppure potremmo tenerli come portafortuna, io il tuo e tu il mio. » propose Shiro. « Così sarà come se fossi sempre con te. »
C'erano dei momenti in cui Keith avrebbe voluto essere un tipo più emotivo, che piangeva per le sciocchezze, perché Shiro era davvero tutto quello che poteva desiderare dalla vita. Momenti come quello.
Invece non pianse, si limitò ad annuire con un sorriso tremulo e ad allungargli la penna. Lo sbirciò di sottecchi mentre scriveva e, una volta di più, desiderò che quella notte non finisse mai.
Al buio non poteva vedere cosa stesse scrivendo, ma ebbe un tuffo al cuore quando Shiro gli chiuse le dita sul proprio tanzaku. Scribacchiò a sua volta sul proprio e ripeté lo stesso gesto, Shiro però gli prese la mano e posò un bacio sulle nocche, prima di infilare il foglietto sotto la giacca della divisa.
“Che tu possa tornare presto da me.”
Era una frase banale, all'apparenza sciocca, ma era l'unico vero desiderio di Keith in quel momento.
« Sembra che ci stiamo scambiando un pegno d'amore. » commentò, con l'intento di sdrammatizzare, ma Shiro si chinò in avanti e lo baciò sulle labbra.
« É esattamente così. » mormorò circondandogli la vita con le braccia e trascinandolo con sé mentre tornava a stendersi sulla coperta.
Keith si sistemò sul suo petto, godendosi quel calore contro l'aria frizzante del deserto notturno: non poteva esistere notte più perfetta in cui consacrare le proprie speranze e si augurò che Orihime e Hikoboshi sorridessero loro dalle sponde del Fiume Celeste, mostrando a Shiro la via per tornare tra le sue braccia sano e salvo.

Power of Dreams

"Posso accettare di pentirmi di aver seguito un sogno che non sono riuscito a realizzare, ma non voglio pentirmi di aver rinunciato a inseguirlo."

Takagi "Shujin" Akito

July 2017

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